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Archive for marzo 2008

Non c’è solo la Casta

DIARIO ELETTORALE 2008 / (10)

L’italiano tende troppo spesso al conformismo, anche intellettuale. Il senso critico, l’autonomia di giudizio, la voglia di approfondire i concetti e di vedere la realtà al di là delle rappresentazioni che il potere mediatico tende a spacciare come autentiche non sono certamente il punto forte di un Paese come il nostro. Nell’ultimo anno il grande successo di un libro come ‘La Casta’ capitato al momento giusto a descrivere l’invadenza di una classe politica inetta e parassitaria e l’insofferenza (forse più parolaia che determinata nei fatti e consapevolmente avvertita) di vastissimi strati del popolo italiano contro di quella ha dato il via ad un nuovo e diffuso ‘sentiment’ e ad un nuovo linguaggio politico. Anche qui si sta esagerando, non tanto nell’espressione politica di questo ‘sentiment’ (che, anzi, mi sembra contraddittoria e paradossale perché purtroppo gran parte del popolo italiano si avvia di nuovo ed in modo del tutto schizofrenico a votare gli stessi soggetti responsabili dello sfascio contro cui si rivolge il suo disprezzo), ma nell’uso linguistico. Per dirla in parole più immediate, la Casta non è tutto. Mancano nel dibattito politico le idee chiare su cosa sia la Casta e chi stia nella Casta. La Casta è una categoria sociologica della politica e basta. Essa pertanto dovrebbe essere usata solo per descrivere comportamenti individuali di chi sta con tutti e quattro gli arti nel Palazzo, non sistemi di gestione politica o sistemi politici o visioni del mondo e della società. La Casta, in realtà, non contempla più di qualche migliaio di persone. Il membro della Casta è allo stesso tempo di maggioranza e di opposizione (e quindi se la Casta fosse l’unico criterio cognitivo un sacco di altre cose non si capirebbero più). Della Casta fanno parte tutti coloro che usufruiscono dei privilegi della condizione del parlamentare in Italia. Il membro della Casta usufruisce di circa 20.000 euro al mese; questo è l’elemento distintivo di maggiore importanza. Per fare un esempio immaginario ma ben chiaro; se per ipotesi uno del Nuovo Partito d’Azione fosse eletto in Parlamento o in un Consiglio Regionale (ve ne sono alcuni come quello siciliano dove i privilegi non sono minori a quelli dei parlamentari nazionali) ed alla fine del mese intascasse anch’egli i famosi 20.000 euro allora non avremmo più diritto di rivendicare il nostro titolo di autentici ed unici rivoluzionari della democrazia. Cosa farebbe un futuribile o immaginario deputato o senatore dell’NPA in Parlamento alla fine del mese? Dovrebbe trovare un modo, magari anche fantasioso ed ingegnoso, per liberarsi del 70% degli emolumenti di troppo (magari regalandoli ogni mese a povera gente emarginata e disperata davanti a Piazza Montecitorio) nonché di tutta una serie di orpelli del Potere. Un deputato del nostro Partito non potrebbe mai far parte della Casta e se gli venisse il sospetto di essere diventato tale anche lui allora dovrebbe mettere in atto una serie di comportamenti tali da non poter essere scambiato come membro della Casta neanche da parte di un orbo, anche a costo di essere il solo a far ciò fra i 945 membri del Parlamento italiano. Finora ho già sentito non pochi membri del Parlamento italiano rivendicare una loro estraneità all’impopolarissima Casta però aspetto ancora che uno solo di essi il 27 di ogni mese trovi il modo di non mettersi nella tasca tutti i 20.000 euro. Chissà se succederà questo miracolo. Diverso è il concetto, da me altrettanto spesso usato, di Regime. In Italia esiste effettivamente una particolare forma di Regime. Esiste da decenni, non da qualche anno e non è né quello di Prodi e neppure quello di Berlusconi; è quello iniziato con la Dc e che, attraverso varie metamorfosi, si è perpetrato fino ad oggi. Se gli attori della Casta sono qualche migliaio di italiani, gli italiani coinvolti nel Regime (anche solo come clienti passivi) sono milioni. Quello che oggi ancora domina è il sistema di potere democristiano iniziato il 18 aprile del 1948. E’ sempre quello. Solo che oggi tendiamo a non riconoscerlo più, anche perché formalmente la Dc non esiste più e poi perché dagli anni ’50 e ’60 del secolo scorso gli attori politici del regime sono andati via via sempre crescendo. Se all’inizio il Potere regimista era solo quello democristiano, poi man mano esso si è allargato sempre però sotto il dominio dc; prima ai partiti laici (Pri, Pli, Psdi), poi, con la svolta dei primi anni ’60, al Psi. Man mano che venivano inglobati nel regime democristiano, i partiti laico-socialisti perdevano l’anima e si corrompevano (e si vede la fine che hanno fatto). Con la cosiddetta seconda Repubblica invece si credeva che la Dc fosse scomparsa, mentre, in realtà, i tentacoli corruttivi democristiani si allargavano (in forme certamente singolari) addirittura agli ex nemici storici; ai comunisti. A dire il vero, erano anche i comunisti che, a tappe progressive, si democristianizzavano attraverso l’alleanza antiberlusconiana; prima con i popolari, poi con la Margherita ed infine con la nascita del Pd. Attenzione a quest’ultimo cruciale passaggio che è quello coevo; è una illusione pensare che nel Pd sia l’elemento ex comunista a dominare su quello ex democristiano come l’ascesa vertiginosa ed incontrastata di Veltroni potrebbe far pensare. Se vediamo quel che fa e che dice Veltroni in questa campagna elettorale si può capire ciò che personalmente io sospettavo fin dall’inizio di questa faccenda del Pd; che i democristiani non sono mai scomparsi, che avrebbero vinto ancora una volta corrodendo e corrompendo finanche il dna dei comunisti (o dei postcomunisti) e che quindi avrebbero concluso il loro nefasto trionfo storico (cedendo magari quote di potere ad altri soggetti dal 1992 ad oggi, ma assimilandoli totalmente al loro modo di essere) il che ha significato e sta significando la distruzione di tutti quelli che si sono, prima o poi, alleati organicamente con loro. Io ho sempre pensato, in questi ultimi anni di seconda Repubblica, e soprattutto negli ultimi due anni, che uno dei pochi motivi giustificabili dei Ds di dar vita al Pd sia stato, almeno dal loro punto di vista, quello di bloccare i democristiani (o i postdemocristiani) della Margherita nelle maglie strette di un unico partito insieme a loro per impedirgli che scivolassero verso Berlusconi e la CdL essendo i democristiani (anche quelli della Margherita) molto più affini culturalmente, antropologicamente e sociologicamente a Fi piuttosto che ai Ds.
I Ds forse hanno creduto di scongiurare l’isolamento della Sinistra fondendosi in un unico partito con quelli che hanno sempre dominato l’Italia ed hanno creduto di poter continuare a mantenere in mano il pallino del gioco anche nel Pd. Forse lo manterranno pure, ma a costo di una mutazione genetica e di ulteriori sconfessioni della propria storia e della propria identità (non è un caso se Veltroni ha detto che il Pd non è di sinistra e l’altro giorno al quotidiano ‘Il Manifesto’ che neanche se il Pd perdesse farebbe l’opposizione insieme al resto della sinistra). I comunisti o più precisamente i loro eredi (anch’essi scomparsi) Ds mi sembra proprio che stiano facendo la figura dei pifferi di montagna in questa storia del Pd; andarono per suonare e finirà che torneranno suonati.

(annotazioni del 29 marzo 2008)

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Elezioni inutili e democrazia ‘feudale’ del Sud

DIARIO ELETTORALE 2008 – Elezioni falsate, democrazia violentata / 9

Per completare il quadro disastroso della democrazia formale italiana non manca mai il Sud. Al Sud la democrazia già ampiamente violentata nel resto del Paese, viene crivellata di colpi. Al Sud c’è una compravendita di voti preoccupante. L’ha denunciato qualche giorno fa anche Saviano, lo scrittore anticamorra (quello che non crede e non a caso alle promesse di Walter l’amerikano di combattere la mafia proprio perché il Sud ed i partiti che dominano al Sud Saviano li conosce davvero alla perfezione come si capisce leggendo i suoi scritti di denuncia); un voto viene venduto a 50 euro. I 50 euro sono l’aggiornamento Istat evidentemente del paio di scarpe che prometteva Achille Lauro negli anni ’50 a Napoli in cambio del voto (una prima ed una dopo se l’elettore-servo della gleba aveva ‘votato bene’). Poi arrivò la DC che rese scientifico il metodo clientelare per cui nel Sud votare diventò da allora un vuoto esercizio perfettamente inutile; al massimo, serviva per capire se gli equilibri all’interno della Dc si potevano modificare a vantaggio della corrente dorotea o a vantaggio della corrente basista (la sinistra di base di De Mita). C’è non poca gente ancora oggi in quelle zone che ha paura perfino di firmare per la sottoscrizione della lista pur sapendo che chi firma per far presentare una lista ‘radicale’ come la nostra non è assolutamente obbligato al voto per il nostro Partito. Ma c’è paura anche di far questo e i motivi (confessati solo in ‘camera charitatis’ ovviamente) sono sempre gli stessi; mio figlio è disoccupato e spera nell’aiuto di questo e di quello (sempre politici dei ben noti partiti), mia moglie deve essere trasferita in una scuola più vicina a casa, io devo avere una promozione in ufficio, la nonna è molto malata ed abbiamo bisogno della raccomandazione di questo e di quello per avere il letto nell’ospedale ‘giusto’ (spesso in qualche buon ospedale del Nord) e così via, seguendo i soliti refrain della miseria morale e materiale. D’altronde, sebbene per altri motivi più squisitamente politici, queste elezioni non sono anch’esse totalmente inutili (e quindi alterate all’origine)? Non si sa già chi vincerà, non si sa già chi entrerà in Parlamento, non si sa già chi, pur essendosi massacrato per raccogliere firme non ha la possibilità neppure di proporre il proprio simbolo sulle liste elettorali (al contrario di tutte le liste in competizione che non hanno raccolto neanche una firma)? E d’altronde la democrazia formale non è il riflesso preciso della democrazia sostanziale in Italia? In un concorso universitario non si sa già con grande anticipo chi lo vincerà? La casta politica si autoperpetua, ma le altre caste, le altre corporazioni (quella dei farmacisti, quella dei notai e tante altre) che fanno? La verità è che come ci sono partiti privilegiati e partiti boicottati all’origine, ci sono italiani privilegiati che campano a spese dello Stato ed all’ombra dei partiti di regime e italiani che si ammazzano di fatica solo per sopravvivere. Il parassitismo ed i privilegi degli italiani che campano appoggiando i partiti di regime possono perpetuarsi solo a danno ed a carico degli italiani che soffrono e che si guadagnano un pezzo di pane con le sole proprie forze (il che vuol dire in questo Paese che uno per avere quattro volte di meno di un altro deve buttare il sangue quattro volte di più). Ci sono italiani figli ed italiani figliastri (al Sud ancora molto di più che nel resto d’Italia) ed il regime si regge proprio perché riesce a perpetuare i privilegi di tutti i suoi clienti. Ma governando così il Paese muore. Anzi, mi correggo; è già morto.

(Annotazioni del 28 marzo 2008)

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La porcata più scandalosa di queste elezioni (e non è il porcellum)

DIARIO ELETTORALE 2008 – Elezioni falsate, democrazia violentata / 8

Comparato ai disegni di riforma elettorale partoriti o sponsorizzati da Veltroni, il ‘porcellum’ non era così male, come può sembrare da questa campagna elettorale. Se adesso questa legge svela i suoi lati peggiori (soprattutto nello spazio di centrosinistra, ben poco invece nel centrodestra) lo dobbiamo all’ineffabile segretario del Pd. Anche Prodi ed il suo governo, ormai morto e destinato solo all’ordinaria amministrazione, ci hanno però aggiunto del proprio per farla diventare ancora peggiore. Il ‘porcellum’ si prende anche colpe che non sono sue. Non si parla di quel che ha fatto il governo Prodi a metà febbraio. Il governo Prodi ha iniziato con una schifezza (l’indulto) ed ha finito con una vera porcata, quella della leggina di correzione del troppo vituperato (e non sempre fondatamente) ‘porcellum’. In altre parole, Prodi ed il suo governo con un decreto legge licenziato nel silenzio generale hanno avuto la bella pensata, giusto per far capire meglio agli italiani dov’è e qual è il vero epicentro della Casta e del Regime, di esentare dalla raccolta delle firme tutte le liste ‘sponsorizzate’ da due parlamentari. Alla fin fine tutti coloro che avevano dato vita ad una nuova lista (in Parlamento) e che sedevano già in Parlamento hanno sfruttato parassitariamente il fantastico regalo del presidente del Pd nonché del Consiglio. La vergogna delle vergogne è quindi che gli italiani vedranno in ogni regione due o tre o forse anche quattro liste che non rappresentano niente e nessuno, liste di pseudo-partiti o pseudo-movimenti che non hanno nemmeno un iscritto, liste autorizzate ed esentate dalla raccolta firme con prestiti-overnight di parlamentari anche all’ultimo momento (come se fossimo al calcio mercato o sul mercato interbancario), liste di gente che ha girovagato per tante case politiche prima di sfruttare fino all’ultima goccia rendite di posizione spesso acquisite senza alcun merito. C’è anche qualche piccolo partito serio e vero (mi riferisco soprattutto al Pcl di Ferrando) tra i beneficiati, ma questo fatto non cambia minimamente il senso del discorso. Adesso noi vedremo queste liste tarocche, improvvisate ed artificiali sulle schede e non vedremo invece partiti che hanno una storia, che hanno fatto la storia d’Italia e della Repubblica Italiana. Lo scandalo è comunque più esteso. Tutti i partiti che, a torto o a ragione, potevano definirsi rappresentati in Parlamento sono stati esentati dalla massacrante raccolta ed autenticazione delle firme per presentare le liste dei candidati in tutta Italia. Chi ha già una collaudata organizzazione, consiglieri nelle regioni e nei comuni, soldi, visibilità non ha dovuto cacciare neanche un euro per presentare le liste in tutta Italia e invece i partiti nuovi (alludo ai veri ‘partiti nuovi’ come il ‘Nuovo Partito d’Azione’ e come il ‘Partito di Alternativa Comunista’ e non alle nuove liste d’occasione) hanno dovuto inutilmente svenarsi. Sottolineo inutilmente perché poi alla resa dei conti si è avuto il seguente risultato; dei 160 simboli depositati ed accettati dal Ministero dell’Interno (fra cui il nostro) ne sono arrivati sulle schede elettorali soltanto un decimo (circa 16 o anche meno, compresi ovviamente i partiti già presenti in Parlamento) e tra queste 15 o 16 liste che appariranno sulla scheda elettorale degli italiani praticamente nessuna ha dovuto raccogliere le firme. Tutti coloro che sono riusciti a presentarsi lo hanno fatto solo grazie, come dicevo, al regalo di Prodi, regalo veramente illegittimo, anticostituzionale ed antidemocratico che falsa irrimediabilmente (trucca, si potrebbe dire) il responso elettorale e le elezioni 2008 nella loro globalità che, per questo motivo e per i motivi già esposti in questi giorni su questo blog, io (e noi azionisti) ritengo elezioni illegittime, antidemocratiche ed anticostituzionali. Questa faccenda della raccolta firme è ormai incomprensibile ed inaccettabile nell’anno 2008, dopo che è stata introdotta da anni la riforma Bassanini. Le firme le dovrebbero raccogliere tutti o nessuno. Ma, dice qualcuno, se non le raccogliesse nessuno avremmo delle schede elettorali grandi come lenzuoli. Bene. A parte il fatto che in una autentica democrazia il lenzuolo non dovrebbe spaventare più di tanto perché in ogni caso fare un partito o una lista anche senza la raccolta delle firme non è uno scherzo e non è una faccenda alla portata di listine folcloristiche o improvvisate, se proprio si ragiona secondo questa logica allora le firme, da un lato, dovrebbero e potrebbero diminuire e, dall’altro lato, però le dovrebbero raccogliere tutti. La legge prevede che le firme si possono cominciare a raccogliere sei mesi prima del giorno delle elezioni. Sei mesi? E come era possibile raccoglierle a cominciare già da sei mesi prima? Prendiamo il caso di una qualsiasi circoscrizione, magari quella su cui noi dell’NPA stavamo puntando di più; Campania 1 alla Camera. Se non ci fossero state le elezioni anticipate ogni lista avrebbe dovuto raccogliere in Campania 1 circa 4.000 firme, ridotte quindi a 2.000 appunto perché trattasi di elezioni anticipate. Ma non c’è assolutamente proporzione tra tempi ridotti e firme dimezzate. Voglio dire che 2.000 firme stanno a tre mesi di raccolta così come 4.000 stanno a 6 mesi. Ma noi (e quando dico noi non mi riferisco solo all’NPA ma a quelle pochissime altre liste che hanno intrapreso ugualmente la raccolta delle firme) non abbiamo avuto neppure tre mesi, ma poco più di venti giorni. Quindi per essere giusti le firme richieste avrebbero dovuto essere nuovamente abbattute di circa 2/3 e diventare per Campania 1 non più di 600-700, come aveva chiesto più di qualcuno. Un altro strumento per tutelare la casta ed il regime dall’ingresso di outsiders potenzialmente temibili è stato ancora una volta quello delle autentiche delle firme dei sottoscrittori. Se ne è accorto anche Beppe Grillo, sceso a Roma per sostenere alle comunali la lista a lui ispirata, di quanti giochetti si possono fare con l’autentica delle firme. Può capitare anche che gli autenticatori non si facciano trovare. Insomma c’è una grande discrezionalità di comportamenti in fase di autentica delle firme. Ci sono anche consiglieri di altri partiti che ti fanno capire che questa volta hanno avuto l’ordine dai propri segretari politici di autenticare solo le firme del proprio partito o comunque di non autenticare le firme di altri partiti. Un’altra vergogna, quindi. Ma è possibile che nel 2008 con tutte le leggi possibili sull’autocertificazione si debbano ancora portare ad autenticare le firme in Comune o alla Provincia? Non sarebbe più semplice fidarsi della buona fede dei cittadini e magari fare dei controlli a campione per scoprire se ci sono firme taroccate di persone che non hanno firmato per far presentare una determinata lista?
Non parliamo poi della sproporzione di mezzi finanziari che c’è tra le varie liste, non parliamo delle presenze televisive che privilegiano solo chi in Parlamento c’è già. Anche qui però si tratta sempre degli stessi soggetti; le liste della casta e del regime oppure le liste dei partiti tarocchi ed inventati ‘last minute’ cioè quelle beneficate dalla grazia di Prodi. Io ho fondati motivi di credere che se tutti avessero dovuto raccogliere le firme in soli 20 giorni avremmo avuto delle clamorose sorprese; non sono sicuro che tutti i partiti che già stavano in Parlamento ce l’avrebbero fatta, anzi penso che già si sapeva che quasi nessuno ce l’avrebbe fatta. Ma tutti i membri della casta erano tranquilli perché evidentemente già sapevano che la legge stava per essere aggirata a loro esclusivo vantaggio. Ce n’è abbastanza quindi per definire queste elezioni politiche 2008 come elezioni falsate e truccate, elezioni senza alcuna vera competizione né tra partiti (per meglio dire la competizione è stata ridotta chirurgicamente prima ancora di cominciare impedendo di fatto l’ingresso di nuovi partiti), né tra candidati all’interno di ogni lista. Abbiamo non solo nani e ballerine, veline e buffoni di corte, figli e figlie di papà (questo del nepotismo a tutti i livelli è un tema su cui noi ci battiamo veementemente e vorremmo che diventasse un tema di tutta la sinistra che invece lo ha sempre snobbato a favore delle grandi costruzioni ideologiche anticapitalistiche su scala planetaria), ma anche tanti ‘cavalli di Caligola’ che andranno ad occupare gli scranni di Montecitorio e di Palazzo Madama. Una gran parte del popolo italiano vuol liberarsi di questo ceto politico ed il ceto politico osa addirittura sfidare il popolo stesso facendogli mancare le alternative. Un ceto politico arrogante di impuniti ed incapaci è dunque certo di poter essere più forte del popolo stesso. Questa è la democrazia in Italia. Una democrazia-farsa, una democrazia falsa, una democrazia violentata. La gente sperava a questo giro elettorale, dopo tante lamentele contro la Casta, di poter scegliere facce nuove e partiti nuovi ed invece, come se nulla fosse accaduto nel Paese in questi ultimi mesi ed anni, si trova costretta ancora una volta a scegliere fra Scilla e Cariddi, tra Berlusconi e Veltroni, cioè tra i massimi esponenti delle forze politiche maggiormente responsabili dello stato comatoso in cui si trova, e non da oggi, il nostro povero Paese.

(annotazioni del 27 marzo 2008)

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W.V. vuole cancellare la Sinistra (ogni tipo di sinistra)

DIARIO ELETTORALE 2008 – Elezioni falsate, democrazia violentata / 7

Veltroni ha determinato quindi una torsione antidemocratica del Porcellum con effetti pesantissimi soprattutto sul centrosinistra, effetti tali non solo da impedire l’ingresso di nuovi soggetti politici ma anche da espellere quelli che già sedevano in Parlamento o di modificare gravemente l’autonomia degli altri, per non parlare della vittoria quasi sicura di Berlusconi servitagli su un piatto d’oro. E se, per avventura, vincesse la sua improbabile mini-Unione, quest’ultima porterebbe con sé anche l’emarginazione non parlamentare, ma politica della SA. Tranne che per Di Pietro, che non vedeva l’ora di fare il vassallo del Pd e magari di sciogliere il suo partito dentro il Pd, per tutti gli altri soggetti del centrosinistra Veltroni è una sciagura piovuta dal cielo. Più precisamente si dovrebbe dire che il ‘dirty job’ del ‘Kennedy de noantri’ ha un fine tanto preciso quanto, al tempo stesso, ignobile; la cancellazione della sinistra (in ogni sua forma ed espressione) nel nostro Paese. Questo è l’obiettivo che egli ha di sicuro; sugli altri eventuali obiettivi si potrebbe ancora discutere, ma questo è un obiettivo certo.
Non è tanto (o non solo) quindi per i motivi addotti da Beppe Grillo che il porcellum è anticostituzionale e antidemocratico e quindi illegittimo (il motivo su cui Grillo batte e ribatte sul suo blog è che avendo abolito le preferenze i parlamentari vengono di fatto nominati dalle segreterie di partito e non eletti dal popolo) o per quelli di cui ho già parlato nei giorni scorsi, ma soprattutto per le conseguenze deformanti che questa legge sta assumendo alla luce del lavoro sporco, del ‘dirty job’ veltroniano tra cui tre risaltano in modo deleterio per lo sviluppo democratico o per la conservazione di quel poco di democrazia formale ancora esistente;
a) Espulsione dal cuore del sistema politico (e quindi dal Parlamento) delle forze più piccole del centrosinistra già presenti in Parlamento, tranne quelle che vogliono vendersi al Pd;
b) Emarginazione totale anche della sinistra che residuerà nel prossimo Parlamento, che, in ogni caso, non governerà più chissà per quanto tempo;
c) Erezione di un muro compatto tendente ad impedire l’ingresso in Parlamento a nuovi soggetti politici portatori di propositi radicalmente innovatori, soprattutto se si tratta di soggetti politici di sinistra (proprio come l’NPA per l’appunto).
L’ipotesi c) è, secondo me, quella che dà maggior fastidio e preoccupazione a gente come Veltroni, alle vestali della Casta e del Regime come il giovane Walter amerikano de Roma.
Nel mese in cui noi neoazionisti abbiamo cercato di inventarci all’ultimo momento una nostra corsa elettorale solitaria ci siamo accorti di altre trappole poco conosciute ai non addetti ai lavori che determinano un quadro di illegittimità antidemocratica ancor più grave di quello denunciato dal comico genovese. Alcune trappole sono vere e proprie infamie, altre contendono il titolo di porcata al già vituperato Porcellum. Purtroppo non c’è solo la trappola delle barriere di ingresso in Parlamento (4% dei voti per chi si presenta da solo), non ci sono solo le conseguenze politiche del ‘dirty job’ di Veltroni; ce ne sono tante altre e quasi invisibili che alla fin fine bloccano sul nascere qualsiasi tentativo di indicare all’elettore che tanto le aspetta delle valide alternative elettorali e politiche.

(annotazioni del 26 marzo 2008)

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PICCOLA SOSPENSIONE

Avviso i miei lettori che il blog riprenderà martedì 25 marzo causa festività pasquali e che probabilmente le mie annotazioni quotidiane non saranno regolari nella prossima settimana causa impegni politici e personali.

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Il “porcellum” veltronizzato

DIARIO ELETTORALE 2008 – Elezioni falsate, democrazia violentata / 6

Il paradosso del porcellum è che una legge maggioritaria che permetteva una discreta rappresentanza proporzionalistica con il voltafaccia cinico di Veltroni si capovolge e mostra di sé il peggio diventando un concentrato di tutti i difetti che una legge elettorale può avere. Diventa sostanzialmente non proporzionalistica o quanto meno non più democratica di un proporzionale alla tedesca (che però ha almeno il vantaggio di non essere più una legge maggioritaria per quanto nella versione tedesca originale è prevista l’elezione di una parte dei parlamentari attraverso collegi uninominali) e, nello stesso tempo, non veramente maggioritaria come il Mattarellum delle elezioni 2001 che quanto meno risolveva alle piccole e medie forze politiche il devastante problema di imbastire alleanze nella logica del gioco dei quattro cantoni dove c’è sempre uno che sicuramente resterà in mezzo a prendere botte da orbi (e sembra che sarà il destino del Ps di Boselli). A questo punto per i piccoli del centrosinistra finanche una legge elettorale che seguisse lo spirito del referendum sarebbe da preferire a questa versione mascalzona del porcellum. E’ ovvio che la premessa del mio discorso e del discorso neoazionista è che il pluralismo parlamentare è un valore assoluto da salvaguardare in una vera democrazia purché ovviamente si tratti di partiti che hanno sul serio qualcosa da dire al Paese e da proporre e non come certi partiti inventati in Parlamento per esigenze personalistiche e vergognosamente ammessi alla competizione elettorale senza aver raccolto una firma. A questo punto il Porcellum equivale alla bozza Vassallo o a tutte le bozze o a tutte le ipotesi fatte circolare nei mesi scorsi dai consulenti del giovane ameriKano de Roma. Il problema più importante per me e per il mio Partito è sempre lo stesso: come rivitalizzare veramente la democrazia formale (ed ancor di più la democrazia sostanziale), come far entrare nel centro del sistema politico forze nuove che possano rinnovare l’Italia e la politica italiana, come aver la possibilità di competere onestamente alle elezioni, come sconfiggere la casta ed il regime che dominano da decenni e che hanno fatto a pezzi l’Italia.

(annotazioni del 22 marzo 2008)

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V.V. regala la vittoria al signor B.

DIARIO ELETTORALE 2008 – Elezioni falsate, democrazia violentata / 5

Oggi voglio intrattenere i lettori sugli effetti perversi ed imprevisti del Porcellum. Quella legge fu pensata per una situazione che si credeva ormai perenne in cui due schieramenti si affrontano per vincere (e non per inciuciare subito dopo) anche per un solo voto o per pochissimi voti per prendere il premio di maggioranza (alla Camera furono determinanti pochissimi voti, circa 24.000). L’imprevedibile ed incredibile mossa strategica del giovane Walter l’AmeriKano (già detto l’Africano) che vedremo a chi gioverà davvero (intanto uno a cui gioverà di sicuro già c’è ed è l’altro amerikano cioè il Silvio) ha fatto venire a galla le trappole nascoste della legge … porcelliana. Nella versione pratica del 2006 quella legge era una legge che garantiva i piccoli ed anche i piccolissimi. Tutti si sentivano tutelati e garantiti di una rappresentanza parlamentare perché il candidato premier tendeva a vincere (questo a Prodi glielo riconosciamo volentieri dopo tutto quello che noi azionisti gli abbiamo detto in due anni, caso mai la mancanza di Prodi fu quella di non essere riconoscente con i piccolissimi che l’avevano fatto vincere), mentre questo qui di adesso tende a far perdere il centrosinistra o meglio tende volutamente a far perdere gli ex alleati (sinistra radicale in primis) illudendosi di poter vincere da solo con la sua mini-Unione a suo uso e consumo.
In realtà non fa altro che regalare a Berlusconi un’ampia vittoria e quest’ultimo non ha neppure bisogno di fare campagna elettorale. Veltroni non ricorda o non capisce oppure lo capisce anche troppo bene ma allora gioca una partita sporca che cos’è veramente il Porcellum. Si tratta di una legge moderatamente proporzionalistica ma inserita in un telaio ancora solidamente maggioritario. Veltroni sembra dimenticarlo e gioca la sua vera partita contro i suoi ex alleati. Berlusconi invece non se ne dimentica ed ai suoi alleati vecchi e nuovi, grandi, piccoli e minuscoli tende la mano ed apre le porte. Quindi da quella parte i piccoli non si lamentano, anzi. Berlusconi ci tiene a far sapere che è stato a pranzo finanche a casa di Rotondi ed ecco Rotondi tutto contento perché ha assicurato al suo quasi invisibile partito cinque o sei deputati, quelli che, dall’altro lato, Boselli, dotato di ben altra forza e tradizione rispetto ad un Rotondi, potrà solo sognarsi di avere fra un mese. Lo stesso vale per Dini, per Fatuzzo e per tanti altri. A destra la crisi della democrazia si sente di meno sia perché da quelle parti la parola democrazia nel vero senso della parola non è che sia poi tanto popolare, sia perché lì ogni ape che produce il suo miele, scarso o abbondante che sia, lo conferisce al Capo che lo premia e lo ricompensa puntualmente con uno, due, tre seggi o più a seconda dell’esatta percentuale di voti stimati (spesso è Berlusconi stesso ad offrire più del necessario). In questo Berlusconi è molto più politico (cioè molto più abile politicamente) di tutti i vari Prodi, Veltroni e D’Alema messi assieme. Nel nostro campo invece la ben nota capacità autolesionista ha raggiunto livelli fantasmagorici con Walter l’AmeriKano il quale, giocando a distruggere il centrosinistra e non l’avversario, ha prodotto un esaurimento nervoso collettivo, una guerra di tutti contro tutti all’interno del centrosinistra con tutte le conseguenze pratiche del caso tra le quali l’innalzamento delle barriere; mentre Rotondi non perde il sonno per nessuna barriera (con lo 0,45% o giù di lì si assicura i suoi tre deputati, magari anche un senatore, e nessuno è più felice di lui), dall’altra parte, Boselli anche se pensa di prendere l’1,5% vede spalancarsi l’abisso davanti a sé. Anche questa disparità nel ‘peso specifico’ degli stessi voti tra centrodestra e centrosinistra e tra centrosinistra 2006 e centrosinistra 2008 è, a mio parere, antidemocratica ed anticostituzionale. Senza dire che il meccanismo dell’apparentamento, modulato in modo ricattatorio (come ha fatto Veltroni con socialisti e radicali), determina altre gravissime disparità di competizione per cui se il Pd vuole ‘apparentare’ Di Pietro a costui basta qualsiasi risultato (ricordate la clausola del ‘lucky loser’?) per far eleggere i suoi uomini in Parlamento, mentre magari Boselli se prendesse gli stessi voti di Di Pietro (ipotizziamo un 1,8% per tutti e due) resterebbe, in quanto non apparentato, fuori dal Parlamento. In sintesi; con l’1,8% Di Pietro va in Parlamento, con lo stesso 1,8% Boselli ne resta fuori. Se questa non è una legge anticostituzionale (perché fa pesare molto di più il voto dell’elettore di Di Pietro rispetto a quello dell’elettore di Boselli, a parità di risultato elettorale) allora non saprei proprio dire cosa è anticostituzionale. Di questa ulteriore ‘porcata’ io non farei però eccessive colpe all’inventore della legge, a Calderoli, che non credo avesse in mente una distorsione così odiosa della sua legge, quella distorsione che è stata introdotta invece dal candidato premier del Pd. L’alternativa posta dal giovane amerikano de Roma (ma-anche innamorato dell’Africa) ai suoi ex alleati grandi, piccoli e piccolissimi è: o schiavi del Pd o morti. Dateve ‘na regolata. Chi non vuol morire e non vuol diventare nemmeno politicamente schiavo del Pd dovrebbe trovare allora ospitalità nella sola SA, ma anche lì purtroppo non è oro tutto quel che luccica. L’altra conseguenza di quello che senza problemi si potrebbe chiamare il tradimento veltroniano è che nel centrosinistra non possono emergere nuovi soggetti e nuovi partiti politici (se già quelli che c’erano rischiano di sparire) magari dotati anche di idee innovative e di facce nuove e non compromesse ovvero di tutto ciò di cui questa esangue e povera democrazia violentata avrebbe veramente bisogno.

(annotazioni del 21 marzo 2008)

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