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Archive for aprile 2009

Perché abbiamo lasciato SeL

 Soltanto da qualche giorno abbiamo reso pubblica la nostra decisione, la decisione del ‘Nuovo Partito d’Azione’ di lasciare definitivamente la coalizione elettorale di ‘Sinistra e Libertà’ o meglio di non confermare la nostra adesione con una dichiarazione ufficiale. Anzi il 17 marzo avevamo posto una riserva ed il 22 aprile questa riserva l’abbiamo sciolta definitivamente, ma in senso negativo; l’NPA non farà parte della SeL né l’appoggerà esternamente in modo diretto o indiretto. Sono già molti i compagni, gli osservatori e gli amici di altri partiti o movimenti che vorrebbero conoscere le motivazioni di questa nostra presa di distanza, per certi versi inattesa e clamorosa. Non voglio sottrarmi a questa richiesta. L’NPA ha partecipato a diverse riunioni di SeL, riunioni del tavolo di coordinamento generale e riunioni della commissione Programma.

Ci era stato assegnato un certo numero di candidature, senza dire che due punti sui venti del programma di SeL erano stati fortemente voluti da noi azionisti (in particolare il punto in cui si parla di tassa sui patrimoni ed il punto in cui si parla di lotta alle mafie e di confisca dei patrimoni mafiosi). Quindi c’erano tutte le condizioni per aggiungerci ai cinque partner fondatori come membri a tutti gli effetti dell’alleanza (composta dal Movimento per la Sinistra di Vendola, dal Partito Socialista di Nencini, dai Verdi di Grazia Francescato, dal partito di Sinistra Democratica di Fava e dall’associazione Unire la Sinistra di Guidoni). C’è da dire che quando noi ci siamo seduti ai vari tavoli di quella coalizione,  i soci fondatori avevano già stabilito il nome della stessa (che a dire il vero non ci piaceva) ed il logo, che riportava chiaramente solo il simbolo dei Verdi e meno chiaramente quello dei socialisti. Poi c’era un grafema che nelle intenzioni avrebbe dovuto rappresentare SD e MPS ma credo che quasi nessun elettore se ne accorgerà. Naturalmente non abbiamo detto una sola parola sul simbolo né abbiamo chiesto che venisse aggiunto il nostro. Quindi sembrava andasse tutto bene fino al 16 marzo, il giorno della presentazione ufficiale della lista all’Hotel Nazionale di Roma. La sera prima, parlando con uno dei cinque segretari ‘fondatori’, mi veniva chiesto di essere puntuale e presente alla conferenza stampa. Ovviamente, del resto. Sarò anche stato ingenuo almeno in quel momento, ma non avevo dubbi che al tavolo dei presentatori della lista ci sarebbe stata una sedia anche per l’NPA. E invece con mia grande sorpresa ho visto la mattina della conferenza stampa che il tavolo era rimasto a 5. Non c’era  più posto per altri. Il giorno dopo ho chiesto, come era ovviamente nel pieno diritto degli azionisti, spiegazioni in merito, prima in forma verbale e poi in forma ufficiale. Quel giorno mandai due mail; la prima a Marco Di Lello, coordinatore della segreteria socialista e facente funzioni di segretario nazionale in assenza di Nencini, quest’ultimo in cura in ospedale per un incidente stradale, e la seconda, di analogo tenore, a Grazia Francescato, leader dei Verdi. Nella missiva chiedevo che alla prima riunione raggiungibile del Coordinamento generale dell’alleanza di SeL venisse fatta una verifica politica in grado di accertare la “composizione dell’alleanza e lo status delle varie forze politiche all’interno di essa“. Aggiungevo che fino alla riunione del Coordinamento e fino a quando non fosse stato fatto un definitivo chiarimento circa la situazione delle sigle politiche non fondatrici (quindi non solo su Npa; si parlava in quei giorni anche di altri apporti laici), noi neoazionisti avremmo continuato a partecipare ai lavori  delle varie commissioni e dei vari tavoli di lavoro, ma non avremmo partecipato alle manifestazioni esterne, tra cui quella di Piazza Farnese. E così abbiamo fatto per diversi giorni. Nel frattempo però nessuna risposta arrivava per quanto riguardava il legittimo chiarimento da noi richiesto. Ad un certo punto mi accorsi anche che continuavano a fare riunioni senza più chiamarci e a partire da quel momento non ho chiamato,  non abbiamo chiamato più nessuno né mi sono fatto più vivo nei confronti di nessuno dei dirigenti di questi partiti. Nè loro hanno più chiamato noi. Con una sola eccezione; quella di un membro della segreteria nazionale del PS che mi telefonò chiedendomi le ragioni delle nostre lamentele. Gli dissi tutto e mi rispose molto affabilmente che si sarebbe rifatto vivo con qualche risposta. Non si è fatto più sentire neppure lui. Quello di SeL nei nostri riguardi è stato un atteggiamento politico ambiguo, scorretto e, quel che è peggio, assolutamente incomprensibile. Tanto più incomprensibile perché con Verdi e Sinistra Democratica abbiamo collaborato attivamente, anche con nostri candidati, nella lista La SINISTRA che si è presentata nelle elezioni regionali abruzzesi di dicembre. Nello stesso tempo, con i socialisti di Nencini abbiamo dato vita, sin dalla scorsa estate, al ‘Comitato per la Democrazia’. Fino al momento in cui abbiamo chiesto un po’ di chiarezza i rapporti, sia politici, sia personali erano buoni, in qualche caso ottimi, e continui. Poi, di colpo è calato il silenzio totale, come se, invece di chieder loro un po’ di chiarezza sulla composizione dell’alleanza, gli avessimo chiesto chissà quale cosa turpe ed innominabile. A rafforzare ancor più il nostro orientamento di chiudere con loro sopraggiungeva nel frattempo una incredibile dichiarazione di Nicky Vendola su Berlusconi (cfr. agenzie del 24 marzo) . Il leader di SeL definiva Berlusconi come  “un uomo geniale e strabiliante” , come ‘”un individuo geniale”, come  “un self made man che riesce a costruire un’intera epopea della vita culturale nazionale” , come ” un prototipo di uomo nuovo che si e’ saputo imporre sulla scena italiana”. Vendola disse pure che “Noi abbiamo fatto un errore tragico: demonizzare il personaggio e intenderne poco il meccanismo culturale di riproduzione del consenso. La sinistra e’ stata molto contro Berlusconi mentre diventava berlusconiana dentro le proprie viscere e i propri accampamenti”. Sarebbe meglio di fronte a quest’ultima (questa sì davvero strabiliante) affermazione di Vendola che il capo di SeL parlasse solo per    sè. In ogni caso, uno che dice cose del genere non può parlare anche per il ‘Nuovo Partito d’Azione’, né l’Npa può sentirsi minimamente rappresentato da una coalizione di sinistra  il cui capo si esprime in questi termini. Abbiamo preso le distanze da SeL anche per questo. A dire il vero ci sarebbe ancora qualche altra cosa da dire su di loro, ma credo che queste due possano bastare ampiamente a spiegare le ragioni del nostro abbandono.

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Il malaffare dei potenti è più colpevole della pur crudele natura

Abbiamo aspettato alcuni giorni prima di intervenire sul terremoto in Abruzzo e prima di dare la solidarietà del nostro Partito, del ‘Nuovo Partito d’Azione’ e di tutta la comunità neoazionista italiana,  alle popolazioni abruzzesi colpite dalla tragedia del sisma, cosa che comunque facciamo, sebbene in ritardo, con la presente nota. Ma il ritardo non è casuale. Appena saputo che strutture recenti come l’Ospedale San Salvatore o come la Casa dello Studente costruite, almeno teoricamente, col cemento armato erano miseramente crollate, causando un numero incredibile di morti, abbiamo esitato a parlare immediatamente di questa nuova ed ennesima tragedia annunciata perché volevamo verificare un certo sospetto che subito ci è balzato in mente. Man mano che passavano le ore ed i giorni e che emergevano dalle macerie i corpi estratti, aumentavano sempre più anche le probabilità che il nostro sospetto, insinuatosi in noi già dalle prime ore dopo la scossa delle ore 3.32,  si rivelasse purtroppo fondato; il sospetto che dietro questa immane catastrofe abruzzese ci fossero non solo la crudeltà della natura, ma anche, se non soprattutto, ragioni umane, anzi troppo umane. Puntando l’indice accusatorio verso quest’ultime ci verrebbe voglia di parafrasare Pier Paolo Pasolini quando in un memorabile intervento scriveva che lui sapeva la verità (si riferiva alla verità sui misteri criminali d’Italia), ma che non ne aveva né le prove né gli indizi. Qui invece degli indizi corposi stanno emergendo. Incredibile la vicenda dei due palazzi gemelli di via Campo di Fassa all’Aquila. Uno è
andato giù, e ha fatto 27 morti. L’altro è ancora in piedi.

Stanno emergendo dalle macerie pilastri fradici e di cemento impastato di sabbia di mare (bel cemento armato, armato per uccidere gli abitanti delle case!), materiali di scarto grazie ai quali è possibile raddoppiare i profitti. Ecco il sospetto già confermato a pochi giorni dal sisma. Lo sentivamo per intuito che avevamo visto giusto. Per questo abbiamo ritenuto opportuno aspettare qualche giorno per poter dire qualcosa di sensato dal punto di vista politico. Siamo purtroppo alle solite. Questo è un Paese in cui l’illegalità e la delinquenza sono diffuse tanto in alto quanto in basso.
Questo è un Paese in cui l’avidità di guadagno di palazzinari senza troppi scrupoli ed un capitalismo di rapina e di truffa, sono sempre stati protetti dal potere politico prima fiorito all’ombra del Cupolone democristiano e successivamente della destra berlusconiana che ne ha ereditato le seconde, le terze e le quarte file (con l’aggiunta del 90% di quel che fu il Partito Socialista di Craxi). Tanto per rimanere in ambito abruzzese, chi si ricorda, ad esempio, di Rocco Salini, democristiano, assessore, dal 1990 al 1992 e presidente della regione Abruzzo,  costretto a dimettersi dopo essere stato condannato ad un anno e 4 mesi di reclusione per falso ideologico e abuso d’ufficio (unico condannato della giunta regionale d’Abruzzo, arrestata in blocco per l’uso scorretto di 450 miliardi di fondi europei)? Chi accolse Salini, chi gli dette il passpartout per una nuova fase della sua carriera politica? Ma lui naturalmente, il grande ed eterno campione della causa di santificazione di tutte le povere vittime della furia giustizialista. Chi lo candidò e quindi permise che fosse eletto consigliere regionale nel 2000 nelle liste di Forza Italia, chi nel 2005 lo nominò sottosegretario alla Sanità nel suo governo? Sempre lui, Berlusconi Silvio, quello che in questi giorni passeggiando per le vie dell’Aquila  va recitando la nuova sceneggiata del  buon papà populista che reclama giustizia per la povera terra d’Abruzzo, come se lui in questi ultimi lustri fosse sempre stato in una delle sue dorate ville a godersi il sole.
Questo è un Paese in cui l’attuale mancanza di soldi per la messa a norma degli edifici e per i controlli non è solo il frutto di una volontà di coprire sempre i colpevoli a spese della vita della gente normale, ma della presenza di un debito pubblico creato dal malgoverno democristiano e dai suoi alleati laici, debito pubblico che è assurto a dimensioni gigantesche anche per tutte le opere pubbliche inutili che hanno ingrassato solo i palazzinari, la mafia ed il ceto politico corrotto, tutti uniti da un patto scellerato.
Dalle macerie dell’Aquila emergono misfatti edilizi compiuti venti o trent’anni fa. La cosa più incredibile dal punto di vista tecnico è che le case migliori, quelle che hanno retto meglio l’urto, sono state costruite più di trent’anni fa. Addirittura il vecchio ospedale, costruito nel 1700, non ha subito neppure una crepa mentre il moderno ospedale San Salvatore si è afflosciato su se stesso.  Casi isolati, scherzi della natura, giochi del destino? No, nulla di tutto questo; chissà quanti palazzi e strutture, soprattutto nel centrosud sismico, sono stati costruiti così ed ancora non lo sappiamo. Ciò che intuivamo lunedì, poche ore dopo la scossa fatale, è già chiaro a tutti; si è calcolato male dove costruire, si è costruito male, si è rubato sui materiali, non si sono mai fatti controlli durante la costruzione e dopo la costruzione, non si sono osservate le norme antisismiche. Fino a pochi giorni fa il dibattito politico nazionale ruotava intorno ad un grottesco piano-casa  fortemente voluto dal governo Berlusconi non per rimettere in piedi l’economia sconvolta dall’altro tsunami, quello finanziario, ma, come al solito in questo disgraziato e bellissimo Paese, per fare un altro, l’ennesimo, regalo, ai palazzinari, al popolino evasore degli artigiani edili, insomma alla base elettorale della destra berlusconiana, a quello stesso blocco sociale che, quando i moderni e malsani palazzi dell’Aquila venivano tirati su, costituiva la base del consenso, anche allora quasi plebiscitario specialmente nelle regioni del centrosud, alla DC (e purtroppo anche ai partiti laici minori che tennero bordone alla DC per decenni diventandone la brutta copia).
A forte rischio, dicono i tecnici dopo i primi sopralluoghi tra le macerie, sono tutte le costruzioni degli ultimi trent’anni (cioè proprio quelle che invece dovrebbero essere le migliori). Quindi la de-regulation edilizia, chiamiamola così, è iniziata trent’anni fa (in realtà c’era già da prima, ma non aveva forse avuto la spavalderia degli ultimi trent’anni effettivamente). E’ incredibile la coincidenza. Trent’anni fa l’esaltazione acritica del capitalismo senza regole faceva sragionare anche famosi intellettuali che vedevano in essa il segno di una bella ‘fine della storia’, trent’anni fa le politiche neoliberiste di Reagan e della sua omologa inglese ‘Maggie’ dettero il la ad una fase di de-regulation finanziaria ed economica che ora, in sincronia con il disastro abruzzese, si manifesta sotto gli occhi di tutti. La de-regulation finanziaria mondiale e la de-regulation edilizia italiana  producono ambedue,  trent’anni dopo, disastrosi crolli e sciagure. E come il disastro della finanza ha indicato, ma non ancora in Italia purtroppo, il segnale di una inversione politica, lo stesso dovrebbe succedere, se l’Italia fosse un paese normale, nel campo edilizio.  Ciò dovrebbe valere anche per gli altri ambiti della società. I responsabili dello sfasciume edilizio ed idrogeologico sono gli stessi che hanno prodotto lo spaventoso debito pubblico che abbiamo, sono gli stessi che hanno consentito il prosperare arrogante della grande criminalità mafiosa, coprendola e facendoci anche un sacco di affari insieme, sono gli stessi che hanno consentito una concentrazione intollerabile della ricchezza con un 10% che detiene il 52% di tutte le attività finanziarie, sono gli stessi che hanno coperto o addirittura costruito i grandi misteri criminali d’Italia (dalla strage di Piazza Fontana fino alla vicenda del Banco Ambrosiano di Calvi ecc. ecc.), sono gli stessi, per venire agli episodi più recenti, che hanno strappato illegittimamente le inchieste al pm di Catanzaro Luigi De Magistris. E se la destra è il collettore orgoglioso di tutte le istanze di illegalità e di malaffare, anche il centrosinistra non è immune dalla malapolitica e dal malaffare anche perché se è scomparsa la Balena Bianca non sono mai spariti i balenotti scudocrociati, che, anzi, oggi dominano, come sempre, la scena sparpagliati in tanti partiti e, soprattutto, non sono scomparse le pessime pratiche di cui la DC è stata somma maestra. Nulla o quasi è riuscito a sfuggire al Grande Saccheggio d’Italia da parte di una classe politica delinquenziale che ha fatto sempre affari con la mafia e che ha fatto nascere una borghesia mafiosa e collusa con l’illegalità, una nuova classe sociale che è il vero cancro oggi di questo povero Paese. Il settore delle costruzioni è stato ed è il suo terreno elettivo.
Questo è un Paese in cui le buone leggi, che poi restano inapplicate, seguono sempre le catastrofi. Non bastò il terremoto dell’Irpinia e della Basilicata per codificare la cultura della sicurezza antisismica. Si dovette attendere il terremoto di San Giuliano nel Molise con tutte quelle scene strazianti, anche per noi telespettatori, di quei poveri bambini seppelliti dalle macerie.
Ma poi proprio il governo Berlusconi con Scajola ha fatto di tutto per rimandare l’applicazione delle norme antisismiche ed alla fine sono riusciti a spostarle nel 2010. La faccia di tolla dei politici della destra berlusconiana non ha proprio limiti. Ogni giorno il nuovo ducetto vestito in ‘noir’ non si fa scrupolo di mostrarsi a contatto con la popolazione dell’Aquila negli atteggiamenti tipici dell’Uomo della Provvidenza con la scusa che è suo dovere essere presente fisicamente all’Aquila al fine di non lasciar soli i terremotati. L’ultima sua  trovata ‘piaciona’ è stata quella di mettere le sue lussuose dimore al servizio dei terremotati. Aspettiamo ansiosi la sua prossima emulazione grottesca dell’uomo di Predappio. Quanto tempo dovremo aspettare per vedere il barzellettiere in qualche campagna assolata d’estate a mietere il grano a torso nudo?
Se c’è uno in Italia che non dovrebbe manco farsi vedere per le vie dell’Aquila ferita a morte questo è proprio il signor B.  
Il piano casa di qualche giorno fa è solo l’ultima di una lunghissima serie di atti politici e di governo sempre e solo in favore dei predatori e mai a favore della giustizia, della gente comune e della legalità. La prima cosa che fece nel suo primo governo fu proprio l’abolizione della legge Merloni sui cantieri, che non era nemmeno mai stata applicata.  Esempi di questo tipo ce ne sono a iosa, ma purtroppo la memoria della gente d’Italia è davvero troppo corta.  
 

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Il malaffare dei potenti è più colpevole della pur crudele natura

Abbiamo aspettato alcuni giorni prima di intervenire sul terremoto in Abruzzo e prima di dare la solidarietà del nostro Partito, del ‘Nuovo Partito d’Azione’ e di tutta la comunità neoazionista italiana,  alle popolazioni abruzzesi colpite dalla tragedia del sisma, cosa che comunque facciamo, sebbene in ritardo, con la presente nota. Ma il ritardo non è casuale. Appena saputo che strutture recenti come l’Ospedale San Salvatore o come la Casa dello Studente costruite, almeno teoricamente, col cemento armato erano miseramente crollate, causando un numero incredibile di morti, abbiamo esitato a parlare immediatamente di questa nuova ed ennesima tragedia annunciata perché volevamo verificare un certo sospetto che subito ci è balzato in mente. Man mano che passavano le ore ed i giorni e che emergevano dalle macerie i corpi estratti, aumentavano sempre più anche le probabilità che il nostro sospetto, insinuatosi in noi già dalle prime ore dopo la scossa delle ore 3.32,  si rivelasse purtroppo fondato; il sospetto che dietro questa immane catastrofe abruzzese ci fossero non solo la crudeltà della natura, ma anche, se non soprattutto, ragioni umane, anzi troppo umane. Puntando l’indice accusatorio verso quest’ultime ci verrebbe voglia di parafrasare Pier Paolo Pasolini quando in un memorabile intervento scriveva che lui sapeva la verità (si riferiva alla verità sui misteri criminali d’Italia), ma che non ne aveva né le prove né gli indizi. Qui invece degli indizi corposi stanno emergendo. Incredibile la vicenda dei due palazzi gemelli di via Campo di Fassa all’Aquila. Uno è
andato giù, e ha fatto 27 morti. L’altro è ancora in piedi.

Stanno emergendo dalle macerie pilastri fradici e di cemento impastato di sabbia di mare (bel cemento armato, armato per uccidere gli abitanti delle case!), materiali di scarto grazie ai quali è possibile raddoppiare i profitti. Ecco il sospetto già confermato a pochi giorni dal sisma. Lo sentivamo per intuito che avevamo visto giusto. Per questo abbiamo ritenuto opportuno aspettare qualche giorno per poter dire qualcosa di sensato dal punto di vista politico. Siamo purtroppo alle solite. Questo è un Paese in cui l’illegalità e la delinquenza sono diffusi tanto in alto quanto in basso.
Questo è un Paese in cui l’avidità di guadagno di palazzinari senza troppi scrupoli ed un capitalismo di rapina e di truffa, sono sempre stati protetti dal potere politico prima fiorito all’ombra del Cupolone democristiano e successivamente della destra berlusconiana che ne ha ereditato le seconde, le terze e le quarte file (con l’aggiunta del 90% di quel che fu il Partito Socialista di Craxi). Tanto per rimanere in ambito abruzzese, chi si ricorda, ad esempio, di Rocco Salini, democristiano, assessore, dal 1990 al 1992 e presidente della regione Abruzzo,  costretto a dimettersi dopo essere stato condannato ad un anno e 4 mesi di reclusione per falso ideologico e abuso d’ufficio (unico condannato della giunta regionale d’Abruzzo, arrestata in blocco per l’uso scorretto di 450 miliardi di fondi europei)? Chi accolse Salini, chi gli dette il passpartout per una nuova fase della sua carriera politica? Ma lui naturalmente, il grande ed eterno campione della causa di santificazione di tutte le povere vittime della furia giustizialista. Chi lo candidò e quindi permise che fosse eletto consigliere regionale nel 2000 nelle liste di Forza Italia, chi nel 2005 lo nominò sottosegretario alla Sanità nel suo governo? Sempre lui, Berlusconi Silvio, quello che in questi giorni passeggiando per le vie dell’Aquila  va recitando la nuova sceneggiata del  buon papà populista che reclama giustizia per la povera terra d’Abruzzo, come se lui in questi ultimi lustri fosse sempre stato in una delle sue dorate ville a godersi il sole.
Questo è un Paese in cui l’attuale mancanza di soldi per la messa a norma degli edifici e per i controlli non è solo il frutto di una volontà di coprire sempre i colpevoli a spese della vita della gente normale, ma della presenza di un debito pubblico creato dal malgoverno democristiano e dai suoi alleati laici, debito pubblico che è assurto a dimensioni gigantesche anche per tutte le opere pubbliche inutili che hanno ingrassato solo i palazzinari, la mafia ed il ceto politico corrotto, tutti uniti da un patto scellerato.
Dalle macerie dell’Aquila emergono misfatti edilizi compiuti venti o trent’anni fa. La cosa più incredibile dal punto di vista tecnico è che le case migliori, quelle che hanno retto meglio l’urto, sono state costruite più di trent’anni fa. Addirittura il vecchio ospedale, costruito nel 1700, non ha subito neppure una crepa mentre il moderno ospedale San Salvatore si è afflosciato su se stesso.  Casi isolati, scherzi della natura, giochi del destino? No, nulla di tutto questo; chissà quanti palazzi e strutture, soprattutto nel centrosud sismico, sono stati costruiti così ed ancora non lo sappiamo. Ciò che intuivamo lunedì, poche ore dopo la scossa fatale, è già chiaro a tutti; si è calcolato male dove costruire, si è costruito male, si è rubato sui materiali, non si sono mai fatti controlli durante la costruzione e dopo la costruzione, non si sono osservate le norme antisismiche. Fino a pochi giorni fa il dibattito politico nazionale ruotava intorno ad un grottesco piano-casa  fortemente voluto dal governo Berlusconi non per rimettere in piedi l’economia sconvolta dall’altro tsunami, quello finanziario, ma, come al solito in questo disgraziato e bellissimo Paese, per fare un altro, l’ennesimo, regalo, ai palazzinari, al popolino evasore degli artigiani edili, insomma alla base elettorale della destra berlusconiana, a quello stesso blocco sociale che, quando i moderni e malsani palazzi dell’Aquila venivano tirati su, costituiva la base del consenso, anche allora quasi plebiscitario specialmente nelle regioni del centrosud, alla DC (e purtroppo anche ai partiti laici minori che tennero bordone alla DC per decenni diventandone la brutta copia).
A forte rischio, dicono i tecnici dopo i primi sopralluoghi tra le macerie, sono tutte le costruzioni degli ultimi trent’anni (cioè proprio quelle che invece dovrebbero essere le migliori). Quindi la de-regulation edilizia, chiamiamola così, è iniziata trent’anni fa (in realtà c’era già da prima, ma non aveva forse avuto la spavalderia degli ultimi trent’anni effettivamente). E’ incredibile la coincidenza. Trent’anni fa l’esaltazione acritica del capitalismo senza regole faceva sragionare anche famosi intellettuali che vedevano in essa il segno di una bella ‘fine della storia’, trent’anni fa le politiche neoliberiste di Reagan e della sua omologa inglese ‘Maggie’ dettero il la ad una fase di de-regulation finanziaria ed economica che ora, in sincronia con il disastro abruzzese, si manifesta sotto gli occhi di tutti. La de-regulation finanziaria mondiale e la de-regulation edilizia italiana  producono ambedue,  trent’anni dopo, disastrosi crolli e sciagure. E come il disastro della finanza ha indicato, ma non ancora in Italia purtroppo, il segnale di una inversione politica, lo stesso dovrebbe succedere, se l’Italia fosse un paese normale, nel campo edilizio.  Ciò dovrebbe valere anche per gli altri ambiti della società. I responsabili dello sfasciume edilizio ed idrogeologico sono gli stessi che hanno prodotto lo spaventoso debito pubblico che abbiamo, sono gli stessi che hanno consentito il prosperare arrogante della grande criminalità mafiosa, coprendola e facendoci anche un sacco di affari insieme, sono gli stessi che hanno consentito una concentrazione intollerabile della ricchezza con un 10% che detiene il 52% di tutte le attività finanziarie, sono gli stessi che hanno coperto o addirittura costruito i grandi misteri criminali d’Italia (dalla strage di Piazza Fontana fino alla vicenda del Banco Ambrosiano di Calvi ecc. ecc.), sono gli stessi, per venire agli episodi più recenti, che hanno strappato illegittimamente le inchieste al pm di Catanzaro Luigi De Magistris. E se la destra è il collettore orgoglioso di tutte le istanze di illegalità e di malaffare, anche il centrosinistra non è immune dalla malapolitica e dal malaffare anche perché se è scomparsa la Balena Bianca non sono mai spariti i balenotti scudocrociati, che, anzi, oggi dominano, come sempre, la scena sparpagliati in tanti partiti e, soprattutto, non sono scomparse le pessime pratiche di cui la DC è stata somma maestra. Nulla o quasi è riuscito a sfuggire al Grande Saccheggio d’Italia da parte di una classe politica delinquenziale che ha fatto sempre affari con la mafia e che ha fatto nascere una borghesia mafiosa e collusa con l’illegalità, una nuova classe sociale che è il vero cancro oggi di questo povero Paese. Il settore delle costruzioni è stato ed è il suo terreno elettivo.
Questo è un Paese in cui le buone leggi, che poi restano inapplicate, seguono sempre le catastrofi. Non bastò il terremoto dell’Irpinia e della Basilicata per codificare la cultura della sicurezza antisismica. Si dovette attendere il terremoto di San Giuliano nel Molise con tutte quelle scene strazianti, anche per noi telespettatori, di quei poveri bambini seppelliti dalle macerie.
Ma poi proprio il governo Berlusconi con Scajola ha fatto di tutto per rimandare l’applicazione delle norme antisismiche ed alla fine sono riusciti a spostarle nel 2010. La faccia di tolla dei politici della destra berlusconiana non ha proprio limiti. Ogni giorno il nuovo ducetto vestito in ‘noir’ non si fa scrupolo di mostrarsi a contatto con la popolazione dell’Aquila negli atteggiamenti tipici dell’Uomo della Provvidenza con la scusa che è suo dovere essere presente fisicamente all’Aquila al fine di non lasciar soli i terremotati. L’ultima sua  trovata ‘piaciona’ è stata quella di mettere le sue lussuose dimore al servizio dei terremotati. Aspettiamo ansiosi la sua prossima emulazione grottesca dell’uomo di Predappio. Quanto tempo dovremo aspettare per vedere il barzellettiere in qualche campagna assolata d’estate a mietere il grano?
Se c’è uno in Italia che non dovrebbe manco farsi vedere per le vie dell’Aquila ferita a morte questo è proprio il signor B.  
Il piano casa di qualche giorno fa è solo l’ultima di una lunghissima serie di atti politici e di governo sempre e solo in favore dei predatori e mai a favore della giustizia, della gente comune e della legalità. La prima cosa che fece nel suo primo governo fu proprio l’abolizione della legge Merloni sui cantieri, che non era nemmeno mai stata applicata.  Esempi di questo tipo ce ne sono a iosa, ma purtroppo la memoria della gente d’Italia è davvero troppo corta.  
 
 
 
 
 

 

 

 

 

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