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Archive for aprile 2010

La gratitudine dei berluscones plaudenti: meno male che Beppe c’è

 

  

  

Le elezioni regionali di marzo hanno offerto una (amara) sorpresa; il Cavaliere ha trovato un nuovo ed insperato puntello al suo disegno eversivo e piduista, ultrafascista ed ultrareazionario di far fare all’Italia un salto all’indietro di decenni, se non di secoli (danno proprio questa impressione le genuflessioni servili verso le gerarchie ecclesiastiche di Santa Romana Chiesa degli ultimi giorni); il movimento di Beppe Grillo. Al di là delle chiacchiere che si leggono  in questi giorni sui vari forum di discussione da parte dei fans del tribuno genovese, è evidente che questo movimento ha pescato in abbondanza dal voto del centrosinistra. Io credo che un buon 70% di questi voti venga da frange dell’elettorato del PD e dell’IDV o di altri partiti di sinistra, un 20% da elettori che erano diventati astensionisti e forse un 10% da elettori di centrodestra o dell’astensionismo di centrodestra. I fatti parlano chiaro; senza questa lista oggi il Piemonte sarebbe stato di centrosinistra e se il Piemonte fosse stato conquistato dal centrosinistra oggi staremmo tutti a commentare un film ben diverso, che avrebbe incoraggiato il tentativo di risalita dell’opposizione e le avrebbe dato linfa morale per giocarsi con molte più chanches le elezioni del 2013. Grazie invece ai fans del Grillo le cose sono andate purtroppo nella maniera che sappiamo. Le liste di Grillo non spuntano fuori in un Paese normale dove destra e sinistra si alternano legittimamente e pacificamente per governare; purtroppo da noi la posta in palio è già da tempo quella massima, la posta che parla di diritti fondamentali del cittadino e di conquiste sociali e democratiche da tutelare, seppur sviliti e traditi anche da parte di chi avrebbe dovuto difenderli (anche da parte dei partiti tradizionali del centrosinistra). Qui è già in atto una lotta tra democrazia e progresso, da un lato, (seppure rappresentati da autori non all’altezza della situazione, così come i nuovi azionisti ripetono da cinque anni) e revanchismo reazionario clerico-fascista (con contorni confindustriali, massonici ecc.), dall’altro. E’ una lotta politica allo stato puro, quella che il giurista e filosofo politico tedesco Carl Schmitt avrebbe senz’altro definito come un luogo tipico per verificare l’esattezza della sua teoria basata sulla coppia primordiale ‘amico-nemico’ (Freund/Feind) e che si alimenta da parte del blocco reazionario clerico-fascista di Berlusconi di un continua opera eversiva di abbattimento delle regole costituzionali del gioco in direzione di un non meno continuo “stato di eccezione” (Ausnahmezustand )  .

Un archetipo che corrobora la credenza secondo cui la politica è la continuazione della guerra con altri mezzi. In questo scenario drammatico che tenderà sempre più al tragico (per quanto nel nostro Paese il dramma non è mai disgiunto dalla farsa e dalla commedia all’italiana), in questo scenario già complicatissimo per il centrosinistra e per il suo compito, che si profila sempre più nettamente come una missione di nuova resistenza nell’emergenza democratica, è piovuta dal cielo, diciamo così, improvvisa ed improvvida la meteora del movimento dei grillini che in pochi giorni ha già lasciato molte macerie nel campo del centrosinistra (non solo il Piemonte, ma anche l’aggressione sconsiderata a De Magistris ed al movimento viola) e che molte altre promette di lasciarne per il gran godimento del centrodestra che attraverso i suoi giornali ed i suoi forum già ringrazia Grillo dei regali e lo esorta ad andare avanti. Qualcuno può pensare che lo scivolone piemontese sia stato giustificato dalle posizioni dei no-Tav, qualcun altro può legittimamente pensare che il movimento di Grillo è fisiologico dal momento che esiste nel centrosinistra una legittima e fondatissima insoddisfazione verso il PD. Tutto vero, se si trattasse solo di questo. Ma purtroppo credo che qui le cose stiano in un modo più complicato. L’isterica reazione del comico contro De Magistris, che aveva proposto una cosa ovvia e cioè l’unione di tutti i movimenti e partiti in funzione antiberlusconiana, dà da pensare su quali siano i reali e reconditi fini del signor Grillo. E dà da pensare molto male, a parer  mio; su questo è bene essere chiari. Né servono le sue cortine fumogene da quattro soldi come le seguenti; destra e sinistra sono superate, il movimento non è di sinistra e non è nemmeno antiberlusconiano ma è per qualcosa. Si odono qui echi lontani di ben altri discorsi, fatti in ben altri contesti ed ambienti (accademici, giornalistici, culturali) che non credo il signor Grillo abbia mai frequentato.  Si tratta di una retorica ambigua come le chiacchiere su destra e sinistra (qualcuno, sempre sui forum di questi ultimi giorni, ha detto che esse ricalcano esattamente le parole d’ordine del movimento fascista Casapound), di provocazioni qualunquiste e volgari come l’autistica coazione a ripetere i suoi Vaffa all’universo mondo, i suoi distinguo assolutamente non credibili su chi dirige effettivamente questo movimento (dice che ognuno conta per uno, ma poi in pratica lui conta e decide per tutti). A chi gli fa notare che non va bene che un movimento che si proclama favorevole alla democrazia diretta sia poi diretto e gestito nei modi di un sultanato tirannico (più o meno come il Berlusconi dirige il Pdl) allora il comico replica (furbamente come il suo opposto ed uguale omologo di Arcore al quale un Grillo fa così comodo) che nel suo movimento non si devono formare organi come una Segreteria o una Direzione Nazionale perché queste sono robe dei partiti, sono robe di cadaveri, che i partiti sono ‘sputtanati’ e sono morti e via dicendo con anatemi del genere, denotanti in ogni caso una incultura agghiacciante. Intendiamoci; quando il Grillo parla delle debolezze del PD dice cose che hanno una fondatissima base di verità, ma non è il solo a farlo e c’è tanta gente che lo fa prima di lui e indipendentemente da lui. Non basta denunciare il vizio degli altri per avere ragione e per ergersi a santone. L’unico effetto politico reale e concreto che il movimento di Grillo (non lo chiamo a 5 stelle perché mi dà l’idea di un albergo) produrrà sarà quello di annullare le fatiche che in tanti (partiti, movimenti ecc. ecc.) dovremo sobbarcarci in vista del 2013 o quello di dare il colpo di grazia a queste fatiche, come è appena successo in Piemonte. La prima cosa da far capire a tanti giovani in buona fede che vogliono liberarsi di questa Italia marcia e che vogliono liberarsi perciò anche dal pericolo rappresentato da Berlusconi (voglio sperare che nel movimento di Grillo ce ne siano tanti di giovani così; non credo che siano tutti fanatizzati) è che se è vero che non abbiamo bisogno di politici che hanno favorito in tutti i modi l’ascesa e la scalata o la sopravvivenza politica ed economica di Berlusconi, è altrettanto vero che la lotta deve essere quanto più unitaria possibile e che per liberarsi dall’uomo di Arcore l’Italia migliore non ha assolutamente bisogno né di un nuovo Giannini, né di un nuovo Poujade, né di un nuovo Coluche. Mai niente di buono per le vere forze di progresso è venuto dall’avere per compagni di viaggio gente così (ovviamente i tre casi sono diversi; Giannini e Poujade furono decisamente uomini di destra, di una certa destra, l’attore comico Coluche, che è quello a cui Grillo assomiglia di più, fu descritto dalla vedova Veronique come “uomo né di destra né di sinistra”, ma il suo tentativo di candidarsi alle presidenziali del 1981 fu visto come una minaccia da parte della sola sinistra). Sempre che vogliano essere dei compagni di viaggio. 

Nel caso del comico genovese mi sembra che non sia neppure questo il caso; egli vaneggia di un futuro in cui tutti i partiti (leggasi; i partiti del centrosinistra) saranno spariti sotto le cariche dei suoi boys, in cui lui ed i suoi boys saranno i portatori di una rivoluzione dai tratti addirittura messianici. Nell’unico punto in cui la nuova narrazione grillina sembra aperta alla razionalità dialogante con gli altri partiti (tra parentesi; il signor Grillo asserisce che fare alleanze con i partiti fa parte di una vecchia politica, che non è più la politica che si deve fare. La dice seriamente quest’altra ca####a o fa solo finta?) entra in ballo il ‘Programma’, che nella narrazione dei ‘grillini’ assume tratti mitici, palingenetici.  L’enfasi che mettono su questo aspetto è tale per cui vogliono dare ad intendere che col ‘Programma a 5 Stelle’ avremo un mondo nuovo, altro che le quisquilie di liberarsi di Berlusconi… Avremo una società nuova e, forse, visto che ci siamo anche una nuova umanità, una rivoluzione culturale e chi più ne ha più ne metta; una rivoluzione globale e totale, qualcosa di epocale. Un altro genovese ci regalerà, come il suo predecessore di cinque secoli fa, un mondo nuovo. E naturalmente, sempre secondo la narrazione che si diparte sul web, forum dopo forum, blog dopo blog, tutti i partiti dovranno appoggiare il suo programma e possibilmente sciogliersi nel suo Movimento.

Ho deciso di colmare una mia lacuna culturale e sono andato di corsa a studiarmi il Programma.

Cosa contiene di così epocale e rivoluzionario questo programma? Quali idee geniali delle quali mai avremmo potuto avere il dono se non fosse venuto tra di noi il signor Grillo, che conoscevamo prima come simpatico comico e che si è tramutato adesso in un irascibile ed arrogante santone-capopolo impegnato in politica?

Ahimé, vi ho trovato poco o niente; ho trovato solo il segno di una sproporzione incredibile tra ciò che si è e ciò che si dice di essere.

Si tratta di un programma di moderato riformismo, dai tratti spesso anche banali e scontati. Forse anche la definizione di moderato riformismo appare esagerata o troppo generosa; sarebbe più esatto definirlo come un programma di modernizzazione tecnologica. Potrebbe essere tranquillamente il programma di un rinnovato Partito Liberale all’europea o di un partito ecologista poco ideologizzato. Un programma che non ha per nulla bisogno di attendere il giorno dell’Avvento grillinico al Potere per vedere la sua realizzazione e che contiene diversi punti che stanno già per essere attuati da altri partiti del centrosinistra.

Ad esempio, come fa giustamente notare un forumista su “Il Fatto Quotidiano” :

“Grillo chiede il wifi libero, giusto? Ebbene questa è un progetto che sta mettendo in atto l’attuale presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, del PD. Grillo è contrario al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua e vuole che si dia impulso alle energie alternative, giusto? Ebbene questo è ciò che sta facendo Vendola in Puglia”.

La gran parte del programma di Grillo parla di internet, di wi-fi, di energie rinnovabili e di trasporti non inquinanti. A parte il fatto che queste cose le dicono e le auspicano anche altri partiti (i Verdi per esempio), per attuare alcuni o molti di questi punti non occorre né una rivoluzione né un Messia; basta, a seconda dei casi, un buon amministratore delegato dell’Enel oppure un ottimo Assessore alla Viabilità ed ai Trasporti. Si può pensare di far nascere un movimento politico e di boicottare il centrosinistra, che cerca di strappare il governo dalle grinfie di un fascista-piduista, solo per il wi-fi gratuito, che milioni e milioni di italiani e di pensionati che fanno la fame con 400 euro al mese neanche sanno cosa sia? E di spacciarlo addirittura come un evento politico messianico?

Ma che stupidaggine è questa? Mancano in questo programma messianico non dico i grandi temi rivoluzionari, come potevano essere i temi del ’68 o del ’77, ma i temi minimamente normali dell’agenda politica; sicurezza, immigrazione, lotta alle mafie, distribuzione del reddito e dei patrimoni, equilibri democratici, laicità, Welfare e via dicendo. Cioè quasi tutto. E che dire poi dell’abolizione del valore legale del titolo di studio, un tema da sempre caro alle destre, ai liberali ed alla Confindustria?  

L’abolizione delle Province? E’ una cosa che ormai vogliono diversi partiti. I punti relativi alla moralizzazione della politica sono ormai entrati nella coscienza comune e su di essi il movimento di Grillo non ha nessuna primogenitura. Siccome mi pare poco elegante parlare di cosa propone il Nuovo Partito d’Azione a tal proposito, mi limito a ricordare le campagne antipartitocratiche dei compagni del Partito Radicale.

Pur non essendoci niente di particolarmente nuovo o di originale nè tantomeno di rivoluzionario nel programma grillino, mi si potrebbe obiettare però il fatto che, a volte, la forza di un programma è nella sua armonia di insieme. Ma qui manca pure quella. Si vede bene che ci sono cose prese da un po’ tutte le parti; il programma ‘grillino’ non comunica alcuna organica e coerente visione di insieme della società. E’ un insieme di items molto sminuzzati e tecnicistici (per capire la portata della prima parte della sezione programmatica dedicata all’energia basterebbe essere un bravo tecnico delle caldaie a gas più che un santone o un leader politico), con piccolissime proposte anche un po’ reazionarie (ad esempio;

l’introduzione di una forte tassazione per l’ingresso nei centri storici di automobili private con un solo occupante a bordo). Oppure basterebbe un buon amministratore di condominio per soddisfare l’ansia messianica prodotta dal bisogno, evidentemente ultraradicale, di istituire “spazi condominiali per il parcheggio delle biciclette”.

Poi c’è un blocco di punti programmatici del tutto ingenui come l’adozione, pensate un po’, di “criteri di trasparenza e di merito nella promozione dei primari”.  C’è il blocco delle proposte vaghissime; investimenti nella ricerca universitaria (ok, ma i soldi dove si prendono?). C’è il blocco delle proposte superate già dalle offerte commerciali dei gestori di utenze pubbliche: eliminazione del canone telefonico per l’allacciamento alla rete fissa del telefono.

L’unica cosa su cui concordo con Grillo ed con i suoi giovani fans è che si tratta di un programma né di destra né di sinistra. E non ideologico: questo glielo concedo ma solo nel senso che non è ‘avanti’ rispetto alle ideologie; è solo abbondantemente sotto le ideologie. E solo nel senso che non sarebbe preso in considerazione per la sua inconsistenza politica né dalla destra né dalla sinistra. Questo Programma è poco più del nulla e questo poco è ottenuto con una del tutto spropositata enfasi sulle nuove tecnologie dell’energia, dell’informazione e della comunicazione internet; è spalmato su tanti piccolissimi obiettivi, del resto ampiamente condivisibili da tutti; è integrato da cosette prese un po’ di qua e un po’ di là. Sui pochissimi punti minimamente densi di valenza politica c’erano e ci sono già altri prima di Grillo (alcune cose le ha prese dai movimenti dei consumatori, tante altre dai verdi, qualcosa da Di Pietro e da altri antiberlusconiani intransigenti, così via). Del programma del Nuovo Partito d’Azione sempre per eleganza non parlo.  

Quindi dal punto di vista culturale e programmatico si può tranquillamente dire che si tratta di un movimento del tutto inconsistente ed inutile. Dal punto di vista più strettamente politico (o se si preferisce, strategico), se il buongiorno si vede dal mattino (elezione di Cota in Piemonte, divisione anche del cuore duro dell’antiberlusconismo), si è in presenza di un movimento dannoso per tutti coloro che vogliono liberarsi di Berlusconi e vivere quindi in un’Italia almeno un po’ più decente. L’unica funzione rilevante del Grillo movement, può essere, lo ripeto volentieri, solo quella che già stiamo vedendo all’opera; una funzione distruttiva per il centrosinistra. Ma finanche su questo aspetto Grillo ha poco da esaltarsi. Per stroncare il centrosinistra basta molto meno (purtroppo) del danno che il signor Grillo potrebbe arrecargli; basta che qualcuno faccia venir meno 24.000 voti. Al contrario, per essere decisivi in senso positivo, basterebbe che qualcuno ce li aggiungesse (la storia delle elezioni del 2006 insegna).

P.S. – L’attacco di Grillo a De Magistris ed al movimento viola ha un precedente molto significativo di cui stranamente nessuno finora ha parlato. E’ un precedente molto illuminante circa il modo di far politica del signor Grillo che consiste nello sparare addosso a tutti qualunquisticamente e demagogicamente e soprattutto nello stroncare proprio coloro che gli sono più vicini o si affidano a lui con speranza di collaborare e di lavorare uniti per un obiettivo. Il precedente è del 2006-2007, allorquando Elio Veltri, Pancho Pardi ed io cercammo di dar vita alla formazione di una Lista Civica Nazionale, tentativo che fu preceduto dalla sottoscrizione di un Manifesto per la Riforma della Politica che fu firmato oltre che da noi tre promotori, anche da Marco Travaglio, da Dario Fo, da Franca Rame, da Antonio Tabucchi, da Lidia Ravera, da Oliviero Beha, da Gianni Barbacetto e da altri. Lo firmò anche Beppe Grillo. Io, in rappresentanza del  ‘Nuovo Partito d’Azione’, ne uscii però  ben presto perché non ero d’accordo con Elio Veltri (col quale comunque sono rimasto e sono tuttora in ottimi rapporti) sia sul fatto di inglobare certi personaggi delle liste civiche romane, sia sul fatto di dipendere troppo dalle fisime di attori, cantanti e nomi noti dello spettacolo, a cominciare proprio da Beppe Grillo. Il tentativo, come è noto, fu sconfessato a sorpresa e ‘a tradimento’ proprio da Beppe Grillo e quindi fallì. Fu un gran peccato, ma su Grillo e sulla sua funzione distruttiva per le aggregazioni in quella vasta area radicalmente antiberlusconiana e legalitaria del centrosinistra avevo visto giusto già da allora. De Magistris può chiedere informazioni al suo collega di partito Pardi. Quindi il fattaccio subito da De Magistris e dai ‘viola’ aveva già dei precedenti e, a parer mio, non potrà fare a meno di ripetersi. 

 
 
 
 
 
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