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Archive for the ‘Senza Categoria’ Category

La democrazia dei replicanti

 Sono molte le spie dell’emergenza democratica. La legge-bavaglio sicuramente, ma non è la sola e mentre il governo fasciopiduista tenta di completare il Piano della P2 di Gelli chiudendo la bocca alla stampa ed alla magistratura, si riaffacciano i soliti fantasmi che, come un fiume carsico, appaiono e scompaiono dal sottosuolo della vita pubblica italiana. Mi riferisco  alla verità sugli attentati a Falcone e a Borsellino e sulla stagione delle bombe dei primi anni ’90. Il discorso sarebbe molto lungo ovviamente. Tante volte l’abbiamo toccato e tantissime altre volte lo toccheremo. E chi può farlo meglio di noi del ‘Nuovo Partito d’Azione’, l’unico partito italiano che ha nel suo simbolo oltre al binomio glorioso di Giustizia e Libertà, l’altro binomio, non meno importante, di Democrazia e Legalità?

 Al di là delle singole verità storiche che non ci è dato ancora, come cittadini italiani, di poter scoprire per via giudiziaria, noi come NPA abbiamo già varie volte in passato cercato di dire come la pensiamo, che giudizio diamo della democrazia italiana del secondo dopoguerra. Detto in estrema sintesi, il nostro giudizio è impietoso e durissimo; siamo sempre stati convinti, e non da qualche giorno cioè da quando si sono svegliati improvvisamente anche Veltroni e Ciampi, di aver vissuto in una democrazia solo nominalistica, di aver vissuto un pezzo di storia fatto di lunghi decenni di tradimento di quelle che erano le aspirazioni democratiche degli azionisti della Resistenza. Siamo convinti che a questo tradimento abbiano partecipato, chi più chi meno, chi molto chi poco, tutte le forze politiche antifasciste, anche quelle di sinistra, tutte le forze che furono alleate del Partito d’Azione nel CLN. La Democrazia Cristiana prima (Prima Repubblica) ed il partito di Berlusconi dopo (Seconda Repubblica) hanno una responsabilità storica pesantissima, per dirla in termini molto asettici. Seguono quelle degli altri, tranne pochissime eccezioni. Dopo lo scioglimento e la scomparsa del vecchio Partito d’Azione,  gli italiani hanno vissuto in una pseudo-democrazia che dietro una maschera bonaria nascondeva un volto criminale. Fino ad arrivare a Berlusconi ed al suo fasciopiduismo sudamericano anni ’50. Alla democrazia italiana nata dalla Resistenza è accaduto un fenomeno molto strano per capire profondamente il quale bisognerebbe rifarsi ad un grande film come Blade Runner. Si potrebbe definire quindi la democrazia italiana del dopoguerra come la democrazia dei replicanti. La sua vera data di inizio non fu la Resistenza, non fu il governo Parri, ma fu la strage di Portella della Ginestra! Ecco perché citavo Blade Runner; fate conto di incontrare per strada un amico, una persona buona di cui vi fidate da sempre come di voi stessi. Ebbene, quell’amico non è più quello che avete sempre conosciuto ed amato. Del vostro amico ha conservato truffaldinamente solo le sembianze esteriori, ma l’anima, il software potremmo dire, è cambiato. Quello non è più lui, è il suo clone-cyborg malvagio. Fate l’analogia con la democrazia italiana del dopoguerra ed avrete inteso perfettamente cosa voglio dire. Oggi  dopo decenni di episodi oscuri e delinquenziali dietro i quali sono emersi sempre gli stessi attori e cioè servizi segreti deviati italiani e stranieri, massonerie varie, mafie varie, potenze straniere sedicenti tutori della pseudo legittimità democratica del Paese, manovalanza dell’estrema destra fascista, generali d’esercito felloni e quant’altro si riconduce ai soliti interessi reazionari di sempre, possiamo ben sostenere sul piano storico, prima ancora che su quello ideale, che siamo davvero felici ed orgogliosi di riconoscerci nell’unica cultura politica e nell’unica tradizione politica che, anche sul piano della difesa della democrazia e della legalità repubblicana, non ha mai tradito né mai è scesa a compromessi; l’azionismo. E’ un percorso di ricerca che noi abbiamo più titolo di altri ad intraprendere e però anche noi dobbiamo sapere che lungo questo percorso incontreremo verità sconvolgenti. Purtuttavia dobbiamo avere il coraggio di fare scandalo e di dire esattamente come la pensiamo, a partire dai veri rapporti fra Mafia e Stato sedicente democratico, rapporti che stanno venendo finalmente alla luce seguendo una intuizione che personalmente ho colto già da molto tempo, se mi è concesso di dirlo. Anche in quest’ambito il compito di una forza politica minoritaria ma di avanguardia come la nostra è quello di compiere operazioni di verità e quindi operazioni rivoluzionarie; la democrazia come la  intendiamo noi azionisti è certamente un processo rivoluzionario e noi sappiamo bene che non c’è nulla di più democratico e di più rivoluzionario che dire la verità sulla democrazia, di dire la verità su quella terribile e tragica impostura che viene chiamata la democrazia italiana.

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La gratitudine dei berluscones plaudenti: meno male che Beppe c’è

 

  

  

Le elezioni regionali di marzo hanno offerto una (amara) sorpresa; il Cavaliere ha trovato un nuovo ed insperato puntello al suo disegno eversivo e piduista, ultrafascista ed ultrareazionario di far fare all’Italia un salto all’indietro di decenni, se non di secoli (danno proprio questa impressione le genuflessioni servili verso le gerarchie ecclesiastiche di Santa Romana Chiesa degli ultimi giorni); il movimento di Beppe Grillo. Al di là delle chiacchiere che si leggono  in questi giorni sui vari forum di discussione da parte dei fans del tribuno genovese, è evidente che questo movimento ha pescato in abbondanza dal voto del centrosinistra. Io credo che un buon 70% di questi voti venga da frange dell’elettorato del PD e dell’IDV o di altri partiti di sinistra, un 20% da elettori che erano diventati astensionisti e forse un 10% da elettori di centrodestra o dell’astensionismo di centrodestra. I fatti parlano chiaro; senza questa lista oggi il Piemonte sarebbe stato di centrosinistra e se il Piemonte fosse stato conquistato dal centrosinistra oggi staremmo tutti a commentare un film ben diverso, che avrebbe incoraggiato il tentativo di risalita dell’opposizione e le avrebbe dato linfa morale per giocarsi con molte più chanches le elezioni del 2013. Grazie invece ai fans del Grillo le cose sono andate purtroppo nella maniera che sappiamo. Le liste di Grillo non spuntano fuori in un Paese normale dove destra e sinistra si alternano legittimamente e pacificamente per governare; purtroppo da noi la posta in palio è già da tempo quella massima, la posta che parla di diritti fondamentali del cittadino e di conquiste sociali e democratiche da tutelare, seppur sviliti e traditi anche da parte di chi avrebbe dovuto difenderli (anche da parte dei partiti tradizionali del centrosinistra). Qui è già in atto una lotta tra democrazia e progresso, da un lato, (seppure rappresentati da autori non all’altezza della situazione, così come i nuovi azionisti ripetono da cinque anni) e revanchismo reazionario clerico-fascista (con contorni confindustriali, massonici ecc.), dall’altro. E’ una lotta politica allo stato puro, quella che il giurista e filosofo politico tedesco Carl Schmitt avrebbe senz’altro definito come un luogo tipico per verificare l’esattezza della sua teoria basata sulla coppia primordiale ‘amico-nemico’ (Freund/Feind) e che si alimenta da parte del blocco reazionario clerico-fascista di Berlusconi di un continua opera eversiva di abbattimento delle regole costituzionali del gioco in direzione di un non meno continuo “stato di eccezione” (Ausnahmezustand )  .

Un archetipo che corrobora la credenza secondo cui la politica è la continuazione della guerra con altri mezzi. In questo scenario drammatico che tenderà sempre più al tragico (per quanto nel nostro Paese il dramma non è mai disgiunto dalla farsa e dalla commedia all’italiana), in questo scenario già complicatissimo per il centrosinistra e per il suo compito, che si profila sempre più nettamente come una missione di nuova resistenza nell’emergenza democratica, è piovuta dal cielo, diciamo così, improvvisa ed improvvida la meteora del movimento dei grillini che in pochi giorni ha già lasciato molte macerie nel campo del centrosinistra (non solo il Piemonte, ma anche l’aggressione sconsiderata a De Magistris ed al movimento viola) e che molte altre promette di lasciarne per il gran godimento del centrodestra che attraverso i suoi giornali ed i suoi forum già ringrazia Grillo dei regali e lo esorta ad andare avanti. Qualcuno può pensare che lo scivolone piemontese sia stato giustificato dalle posizioni dei no-Tav, qualcun altro può legittimamente pensare che il movimento di Grillo è fisiologico dal momento che esiste nel centrosinistra una legittima e fondatissima insoddisfazione verso il PD. Tutto vero, se si trattasse solo di questo. Ma purtroppo credo che qui le cose stiano in un modo più complicato. L’isterica reazione del comico contro De Magistris, che aveva proposto una cosa ovvia e cioè l’unione di tutti i movimenti e partiti in funzione antiberlusconiana, dà da pensare su quali siano i reali e reconditi fini del signor Grillo. E dà da pensare molto male, a parer  mio; su questo è bene essere chiari. Né servono le sue cortine fumogene da quattro soldi come le seguenti; destra e sinistra sono superate, il movimento non è di sinistra e non è nemmeno antiberlusconiano ma è per qualcosa. Si odono qui echi lontani di ben altri discorsi, fatti in ben altri contesti ed ambienti (accademici, giornalistici, culturali) che non credo il signor Grillo abbia mai frequentato.  Si tratta di una retorica ambigua come le chiacchiere su destra e sinistra (qualcuno, sempre sui forum di questi ultimi giorni, ha detto che esse ricalcano esattamente le parole d’ordine del movimento fascista Casapound), di provocazioni qualunquiste e volgari come l’autistica coazione a ripetere i suoi Vaffa all’universo mondo, i suoi distinguo assolutamente non credibili su chi dirige effettivamente questo movimento (dice che ognuno conta per uno, ma poi in pratica lui conta e decide per tutti). A chi gli fa notare che non va bene che un movimento che si proclama favorevole alla democrazia diretta sia poi diretto e gestito nei modi di un sultanato tirannico (più o meno come il Berlusconi dirige il Pdl) allora il comico replica (furbamente come il suo opposto ed uguale omologo di Arcore al quale un Grillo fa così comodo) che nel suo movimento non si devono formare organi come una Segreteria o una Direzione Nazionale perché queste sono robe dei partiti, sono robe di cadaveri, che i partiti sono ‘sputtanati’ e sono morti e via dicendo con anatemi del genere, denotanti in ogni caso una incultura agghiacciante. Intendiamoci; quando il Grillo parla delle debolezze del PD dice cose che hanno una fondatissima base di verità, ma non è il solo a farlo e c’è tanta gente che lo fa prima di lui e indipendentemente da lui. Non basta denunciare il vizio degli altri per avere ragione e per ergersi a santone. L’unico effetto politico reale e concreto che il movimento di Grillo (non lo chiamo a 5 stelle perché mi dà l’idea di un albergo) produrrà sarà quello di annullare le fatiche che in tanti (partiti, movimenti ecc. ecc.) dovremo sobbarcarci in vista del 2013 o quello di dare il colpo di grazia a queste fatiche, come è appena successo in Piemonte. La prima cosa da far capire a tanti giovani in buona fede che vogliono liberarsi di questa Italia marcia e che vogliono liberarsi perciò anche dal pericolo rappresentato da Berlusconi (voglio sperare che nel movimento di Grillo ce ne siano tanti di giovani così; non credo che siano tutti fanatizzati) è che se è vero che non abbiamo bisogno di politici che hanno favorito in tutti i modi l’ascesa e la scalata o la sopravvivenza politica ed economica di Berlusconi, è altrettanto vero che la lotta deve essere quanto più unitaria possibile e che per liberarsi dall’uomo di Arcore l’Italia migliore non ha assolutamente bisogno né di un nuovo Giannini, né di un nuovo Poujade, né di un nuovo Coluche. Mai niente di buono per le vere forze di progresso è venuto dall’avere per compagni di viaggio gente così (ovviamente i tre casi sono diversi; Giannini e Poujade furono decisamente uomini di destra, di una certa destra, l’attore comico Coluche, che è quello a cui Grillo assomiglia di più, fu descritto dalla vedova Veronique come “uomo né di destra né di sinistra”, ma il suo tentativo di candidarsi alle presidenziali del 1981 fu visto come una minaccia da parte della sola sinistra). Sempre che vogliano essere dei compagni di viaggio. 

Nel caso del comico genovese mi sembra che non sia neppure questo il caso; egli vaneggia di un futuro in cui tutti i partiti (leggasi; i partiti del centrosinistra) saranno spariti sotto le cariche dei suoi boys, in cui lui ed i suoi boys saranno i portatori di una rivoluzione dai tratti addirittura messianici. Nell’unico punto in cui la nuova narrazione grillina sembra aperta alla razionalità dialogante con gli altri partiti (tra parentesi; il signor Grillo asserisce che fare alleanze con i partiti fa parte di una vecchia politica, che non è più la politica che si deve fare. La dice seriamente quest’altra ca####a o fa solo finta?) entra in ballo il ‘Programma’, che nella narrazione dei ‘grillini’ assume tratti mitici, palingenetici.  L’enfasi che mettono su questo aspetto è tale per cui vogliono dare ad intendere che col ‘Programma a 5 Stelle’ avremo un mondo nuovo, altro che le quisquilie di liberarsi di Berlusconi… Avremo una società nuova e, forse, visto che ci siamo anche una nuova umanità, una rivoluzione culturale e chi più ne ha più ne metta; una rivoluzione globale e totale, qualcosa di epocale. Un altro genovese ci regalerà, come il suo predecessore di cinque secoli fa, un mondo nuovo. E naturalmente, sempre secondo la narrazione che si diparte sul web, forum dopo forum, blog dopo blog, tutti i partiti dovranno appoggiare il suo programma e possibilmente sciogliersi nel suo Movimento.

Ho deciso di colmare una mia lacuna culturale e sono andato di corsa a studiarmi il Programma.

Cosa contiene di così epocale e rivoluzionario questo programma? Quali idee geniali delle quali mai avremmo potuto avere il dono se non fosse venuto tra di noi il signor Grillo, che conoscevamo prima come simpatico comico e che si è tramutato adesso in un irascibile ed arrogante santone-capopolo impegnato in politica?

Ahimé, vi ho trovato poco o niente; ho trovato solo il segno di una sproporzione incredibile tra ciò che si è e ciò che si dice di essere.

Si tratta di un programma di moderato riformismo, dai tratti spesso anche banali e scontati. Forse anche la definizione di moderato riformismo appare esagerata o troppo generosa; sarebbe più esatto definirlo come un programma di modernizzazione tecnologica. Potrebbe essere tranquillamente il programma di un rinnovato Partito Liberale all’europea o di un partito ecologista poco ideologizzato. Un programma che non ha per nulla bisogno di attendere il giorno dell’Avvento grillinico al Potere per vedere la sua realizzazione e che contiene diversi punti che stanno già per essere attuati da altri partiti del centrosinistra.

Ad esempio, come fa giustamente notare un forumista su “Il Fatto Quotidiano” :

“Grillo chiede il wifi libero, giusto? Ebbene questa è un progetto che sta mettendo in atto l’attuale presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, del PD. Grillo è contrario al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua e vuole che si dia impulso alle energie alternative, giusto? Ebbene questo è ciò che sta facendo Vendola in Puglia”.

La gran parte del programma di Grillo parla di internet, di wi-fi, di energie rinnovabili e di trasporti non inquinanti. A parte il fatto che queste cose le dicono e le auspicano anche altri partiti (i Verdi per esempio), per attuare alcuni o molti di questi punti non occorre né una rivoluzione né un Messia; basta, a seconda dei casi, un buon amministratore delegato dell’Enel oppure un ottimo Assessore alla Viabilità ed ai Trasporti. Si può pensare di far nascere un movimento politico e di boicottare il centrosinistra, che cerca di strappare il governo dalle grinfie di un fascista-piduista, solo per il wi-fi gratuito, che milioni e milioni di italiani e di pensionati che fanno la fame con 400 euro al mese neanche sanno cosa sia? E di spacciarlo addirittura come un evento politico messianico?

Ma che stupidaggine è questa? Mancano in questo programma messianico non dico i grandi temi rivoluzionari, come potevano essere i temi del ’68 o del ’77, ma i temi minimamente normali dell’agenda politica; sicurezza, immigrazione, lotta alle mafie, distribuzione del reddito e dei patrimoni, equilibri democratici, laicità, Welfare e via dicendo. Cioè quasi tutto. E che dire poi dell’abolizione del valore legale del titolo di studio, un tema da sempre caro alle destre, ai liberali ed alla Confindustria?  

L’abolizione delle Province? E’ una cosa che ormai vogliono diversi partiti. I punti relativi alla moralizzazione della politica sono ormai entrati nella coscienza comune e su di essi il movimento di Grillo non ha nessuna primogenitura. Siccome mi pare poco elegante parlare di cosa propone il Nuovo Partito d’Azione a tal proposito, mi limito a ricordare le campagne antipartitocratiche dei compagni del Partito Radicale.

Pur non essendoci niente di particolarmente nuovo o di originale nè tantomeno di rivoluzionario nel programma grillino, mi si potrebbe obiettare però il fatto che, a volte, la forza di un programma è nella sua armonia di insieme. Ma qui manca pure quella. Si vede bene che ci sono cose prese da un po’ tutte le parti; il programma ‘grillino’ non comunica alcuna organica e coerente visione di insieme della società. E’ un insieme di items molto sminuzzati e tecnicistici (per capire la portata della prima parte della sezione programmatica dedicata all’energia basterebbe essere un bravo tecnico delle caldaie a gas più che un santone o un leader politico), con piccolissime proposte anche un po’ reazionarie (ad esempio;

l’introduzione di una forte tassazione per l’ingresso nei centri storici di automobili private con un solo occupante a bordo). Oppure basterebbe un buon amministratore di condominio per soddisfare l’ansia messianica prodotta dal bisogno, evidentemente ultraradicale, di istituire “spazi condominiali per il parcheggio delle biciclette”.

Poi c’è un blocco di punti programmatici del tutto ingenui come l’adozione, pensate un po’, di “criteri di trasparenza e di merito nella promozione dei primari”.  C’è il blocco delle proposte vaghissime; investimenti nella ricerca universitaria (ok, ma i soldi dove si prendono?). C’è il blocco delle proposte superate già dalle offerte commerciali dei gestori di utenze pubbliche: eliminazione del canone telefonico per l’allacciamento alla rete fissa del telefono.

L’unica cosa su cui concordo con Grillo ed con i suoi giovani fans è che si tratta di un programma né di destra né di sinistra. E non ideologico: questo glielo concedo ma solo nel senso che non è ‘avanti’ rispetto alle ideologie; è solo abbondantemente sotto le ideologie. E solo nel senso che non sarebbe preso in considerazione per la sua inconsistenza politica né dalla destra né dalla sinistra. Questo Programma è poco più del nulla e questo poco è ottenuto con una del tutto spropositata enfasi sulle nuove tecnologie dell’energia, dell’informazione e della comunicazione internet; è spalmato su tanti piccolissimi obiettivi, del resto ampiamente condivisibili da tutti; è integrato da cosette prese un po’ di qua e un po’ di là. Sui pochissimi punti minimamente densi di valenza politica c’erano e ci sono già altri prima di Grillo (alcune cose le ha prese dai movimenti dei consumatori, tante altre dai verdi, qualcosa da Di Pietro e da altri antiberlusconiani intransigenti, così via). Del programma del Nuovo Partito d’Azione sempre per eleganza non parlo.  

Quindi dal punto di vista culturale e programmatico si può tranquillamente dire che si tratta di un movimento del tutto inconsistente ed inutile. Dal punto di vista più strettamente politico (o se si preferisce, strategico), se il buongiorno si vede dal mattino (elezione di Cota in Piemonte, divisione anche del cuore duro dell’antiberlusconismo), si è in presenza di un movimento dannoso per tutti coloro che vogliono liberarsi di Berlusconi e vivere quindi in un’Italia almeno un po’ più decente. L’unica funzione rilevante del Grillo movement, può essere, lo ripeto volentieri, solo quella che già stiamo vedendo all’opera; una funzione distruttiva per il centrosinistra. Ma finanche su questo aspetto Grillo ha poco da esaltarsi. Per stroncare il centrosinistra basta molto meno (purtroppo) del danno che il signor Grillo potrebbe arrecargli; basta che qualcuno faccia venir meno 24.000 voti. Al contrario, per essere decisivi in senso positivo, basterebbe che qualcuno ce li aggiungesse (la storia delle elezioni del 2006 insegna).

P.S. – L’attacco di Grillo a De Magistris ed al movimento viola ha un precedente molto significativo di cui stranamente nessuno finora ha parlato. E’ un precedente molto illuminante circa il modo di far politica del signor Grillo che consiste nello sparare addosso a tutti qualunquisticamente e demagogicamente e soprattutto nello stroncare proprio coloro che gli sono più vicini o si affidano a lui con speranza di collaborare e di lavorare uniti per un obiettivo. Il precedente è del 2006-2007, allorquando Elio Veltri, Pancho Pardi ed io cercammo di dar vita alla formazione di una Lista Civica Nazionale, tentativo che fu preceduto dalla sottoscrizione di un Manifesto per la Riforma della Politica che fu firmato oltre che da noi tre promotori, anche da Marco Travaglio, da Dario Fo, da Franca Rame, da Antonio Tabucchi, da Lidia Ravera, da Oliviero Beha, da Gianni Barbacetto e da altri. Lo firmò anche Beppe Grillo. Io, in rappresentanza del  ‘Nuovo Partito d’Azione’, ne uscii però  ben presto perché non ero d’accordo con Elio Veltri (col quale comunque sono rimasto e sono tuttora in ottimi rapporti) sia sul fatto di inglobare certi personaggi delle liste civiche romane, sia sul fatto di dipendere troppo dalle fisime di attori, cantanti e nomi noti dello spettacolo, a cominciare proprio da Beppe Grillo. Il tentativo, come è noto, fu sconfessato a sorpresa e ‘a tradimento’ proprio da Beppe Grillo e quindi fallì. Fu un gran peccato, ma su Grillo e sulla sua funzione distruttiva per le aggregazioni in quella vasta area radicalmente antiberlusconiana e legalitaria del centrosinistra avevo visto giusto già da allora. De Magistris può chiedere informazioni al suo collega di partito Pardi. Quindi il fattaccio subito da De Magistris e dai ‘viola’ aveva già dei precedenti e, a parer mio, non potrà fare a meno di ripetersi. 

 
 
 
 
 

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Federazione Prc-Pdci; chiari segnali di involuzione politica

Dichiarazione di Pino A. Quartana, Segretariio Nazionale del ‘Nuovo Partito d’Azione’.

Nella giornata di presentazione del nuovo soggetto politico della Sinistra Alternativa, i segretari nazionali del Prc e del Pdci, Ferrero e Diliberto, hanno parlato di una federazione ‘includente’ ed ‘aperta’. Si sono dimenticati però di specificare che essa è aperta solo ad altre sigle comuniste.  Ciò non ha impedito il verificarsi di un paradosso davvero singolare; gli inviti rivolti al comunista Musacchio di SeL, al comunista Ferrando del Pcl ed ai comunisti di ‘Sinistra Critica’ sono stati tutti respinti ai due mittenti. Sembrano disponibili, fra gli invitati, solo alcuni infimi gruppuscoli comunisti universalmente sconosciuti. Ma ovviamente non è solo questo il punto. Ci sono, in sostanza, chiari segnali di una netta e purtroppo irreversibile involuzione politica che li consegnerà all’irrilevanza ed all’isolamento politico per molto tempo o forse addirittura per sempre.

NUOVO PARTITO d’AZIONE

Ufficio Stampa

Roma 19 luglio 2009

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Perché abbiamo lasciato SeL

 Soltanto da qualche giorno abbiamo reso pubblica la nostra decisione, la decisione del ‘Nuovo Partito d’Azione’ di lasciare definitivamente la coalizione elettorale di ‘Sinistra e Libertà’ o meglio di non confermare la nostra adesione con una dichiarazione ufficiale. Anzi il 17 marzo avevamo posto una riserva ed il 22 aprile questa riserva l’abbiamo sciolta definitivamente, ma in senso negativo; l’NPA non farà parte della SeL né l’appoggerà esternamente in modo diretto o indiretto. Sono già molti i compagni, gli osservatori e gli amici di altri partiti o movimenti che vorrebbero conoscere le motivazioni di questa nostra presa di distanza, per certi versi inattesa e clamorosa. Non voglio sottrarmi a questa richiesta. L’NPA ha partecipato a diverse riunioni di SeL, riunioni del tavolo di coordinamento generale e riunioni della commissione Programma.

Ci era stato assegnato un certo numero di candidature, senza dire che due punti sui venti del programma di SeL erano stati fortemente voluti da noi azionisti (in particolare il punto in cui si parla di tassa sui patrimoni ed il punto in cui si parla di lotta alle mafie e di confisca dei patrimoni mafiosi). Quindi c’erano tutte le condizioni per aggiungerci ai cinque partner fondatori come membri a tutti gli effetti dell’alleanza (composta dal Movimento per la Sinistra di Vendola, dal Partito Socialista di Nencini, dai Verdi di Grazia Francescato, dal partito di Sinistra Democratica di Fava e dall’associazione Unire la Sinistra di Guidoni). C’è da dire che quando noi ci siamo seduti ai vari tavoli di quella coalizione,  i soci fondatori avevano già stabilito il nome della stessa (che a dire il vero non ci piaceva) ed il logo, che riportava chiaramente solo il simbolo dei Verdi e meno chiaramente quello dei socialisti. Poi c’era un grafema che nelle intenzioni avrebbe dovuto rappresentare SD e MPS ma credo che quasi nessun elettore se ne accorgerà. Naturalmente non abbiamo detto una sola parola sul simbolo né abbiamo chiesto che venisse aggiunto il nostro. Quindi sembrava andasse tutto bene fino al 16 marzo, il giorno della presentazione ufficiale della lista all’Hotel Nazionale di Roma. La sera prima, parlando con uno dei cinque segretari ‘fondatori’, mi veniva chiesto di essere puntuale e presente alla conferenza stampa. Ovviamente, del resto. Sarò anche stato ingenuo almeno in quel momento, ma non avevo dubbi che al tavolo dei presentatori della lista ci sarebbe stata una sedia anche per l’NPA. E invece con mia grande sorpresa ho visto la mattina della conferenza stampa che il tavolo era rimasto a 5. Non c’era  più posto per altri. Il giorno dopo ho chiesto, come era ovviamente nel pieno diritto degli azionisti, spiegazioni in merito, prima in forma verbale e poi in forma ufficiale. Quel giorno mandai due mail; la prima a Marco Di Lello, coordinatore della segreteria socialista e facente funzioni di segretario nazionale in assenza di Nencini, quest’ultimo in cura in ospedale per un incidente stradale, e la seconda, di analogo tenore, a Grazia Francescato, leader dei Verdi. Nella missiva chiedevo che alla prima riunione raggiungibile del Coordinamento generale dell’alleanza di SeL venisse fatta una verifica politica in grado di accertare la “composizione dell’alleanza e lo status delle varie forze politiche all’interno di essa“. Aggiungevo che fino alla riunione del Coordinamento e fino a quando non fosse stato fatto un definitivo chiarimento circa la situazione delle sigle politiche non fondatrici (quindi non solo su Npa; si parlava in quei giorni anche di altri apporti laici), noi neoazionisti avremmo continuato a partecipare ai lavori  delle varie commissioni e dei vari tavoli di lavoro, ma non avremmo partecipato alle manifestazioni esterne, tra cui quella di Piazza Farnese. E così abbiamo fatto per diversi giorni. Nel frattempo però nessuna risposta arrivava per quanto riguardava il legittimo chiarimento da noi richiesto. Ad un certo punto mi accorsi anche che continuavano a fare riunioni senza più chiamarci e a partire da quel momento non ho chiamato,  non abbiamo chiamato più nessuno né mi sono fatto più vivo nei confronti di nessuno dei dirigenti di questi partiti. Nè loro hanno più chiamato noi. Con una sola eccezione; quella di un membro della segreteria nazionale del PS che mi telefonò chiedendomi le ragioni delle nostre lamentele. Gli dissi tutto e mi rispose molto affabilmente che si sarebbe rifatto vivo con qualche risposta. Non si è fatto più sentire neppure lui. Quello di SeL nei nostri riguardi è stato un atteggiamento politico ambiguo, scorretto e, quel che è peggio, assolutamente incomprensibile. Tanto più incomprensibile perché con Verdi e Sinistra Democratica abbiamo collaborato attivamente, anche con nostri candidati, nella lista La SINISTRA che si è presentata nelle elezioni regionali abruzzesi di dicembre. Nello stesso tempo, con i socialisti di Nencini abbiamo dato vita, sin dalla scorsa estate, al ‘Comitato per la Democrazia’. Fino al momento in cui abbiamo chiesto un po’ di chiarezza i rapporti, sia politici, sia personali erano buoni, in qualche caso ottimi, e continui. Poi, di colpo è calato il silenzio totale, come se, invece di chieder loro un po’ di chiarezza sulla composizione dell’alleanza, gli avessimo chiesto chissà quale cosa turpe ed innominabile. A rafforzare ancor più il nostro orientamento di chiudere con loro sopraggiungeva nel frattempo una incredibile dichiarazione di Nicky Vendola su Berlusconi (cfr. agenzie del 24 marzo) . Il leader di SeL definiva Berlusconi come  “un uomo geniale e strabiliante” , come ‘”un individuo geniale”, come  “un self made man che riesce a costruire un’intera epopea della vita culturale nazionale” , come ” un prototipo di uomo nuovo che si e’ saputo imporre sulla scena italiana”. Vendola disse pure che “Noi abbiamo fatto un errore tragico: demonizzare il personaggio e intenderne poco il meccanismo culturale di riproduzione del consenso. La sinistra e’ stata molto contro Berlusconi mentre diventava berlusconiana dentro le proprie viscere e i propri accampamenti”. Sarebbe meglio di fronte a quest’ultima (questa sì davvero strabiliante) affermazione di Vendola che il capo di SeL parlasse solo per    sè. In ogni caso, uno che dice cose del genere non può parlare anche per il ‘Nuovo Partito d’Azione’, né l’Npa può sentirsi minimamente rappresentato da una coalizione di sinistra  il cui capo si esprime in questi termini. Abbiamo preso le distanze da SeL anche per questo. A dire il vero ci sarebbe ancora qualche altra cosa da dire su di loro, ma credo che queste due possano bastare ampiamente a spiegare le ragioni del nostro abbandono.

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Il malaffare dei potenti è più colpevole della pur crudele natura

Abbiamo aspettato alcuni giorni prima di intervenire sul terremoto in Abruzzo e prima di dare la solidarietà del nostro Partito, del ‘Nuovo Partito d’Azione’ e di tutta la comunità neoazionista italiana,  alle popolazioni abruzzesi colpite dalla tragedia del sisma, cosa che comunque facciamo, sebbene in ritardo, con la presente nota. Ma il ritardo non è casuale. Appena saputo che strutture recenti come l’Ospedale San Salvatore o come la Casa dello Studente costruite, almeno teoricamente, col cemento armato erano miseramente crollate, causando un numero incredibile di morti, abbiamo esitato a parlare immediatamente di questa nuova ed ennesima tragedia annunciata perché volevamo verificare un certo sospetto che subito ci è balzato in mente. Man mano che passavano le ore ed i giorni e che emergevano dalle macerie i corpi estratti, aumentavano sempre più anche le probabilità che il nostro sospetto, insinuatosi in noi già dalle prime ore dopo la scossa delle ore 3.32,  si rivelasse purtroppo fondato; il sospetto che dietro questa immane catastrofe abruzzese ci fossero non solo la crudeltà della natura, ma anche, se non soprattutto, ragioni umane, anzi troppo umane. Puntando l’indice accusatorio verso quest’ultime ci verrebbe voglia di parafrasare Pier Paolo Pasolini quando in un memorabile intervento scriveva che lui sapeva la verità (si riferiva alla verità sui misteri criminali d’Italia), ma che non ne aveva né le prove né gli indizi. Qui invece degli indizi corposi stanno emergendo. Incredibile la vicenda dei due palazzi gemelli di via Campo di Fassa all’Aquila. Uno è
andato giù, e ha fatto 27 morti. L’altro è ancora in piedi.

Stanno emergendo dalle macerie pilastri fradici e di cemento impastato di sabbia di mare (bel cemento armato, armato per uccidere gli abitanti delle case!), materiali di scarto grazie ai quali è possibile raddoppiare i profitti. Ecco il sospetto già confermato a pochi giorni dal sisma. Lo sentivamo per intuito che avevamo visto giusto. Per questo abbiamo ritenuto opportuno aspettare qualche giorno per poter dire qualcosa di sensato dal punto di vista politico. Siamo purtroppo alle solite. Questo è un Paese in cui l’illegalità e la delinquenza sono diffuse tanto in alto quanto in basso.
Questo è un Paese in cui l’avidità di guadagno di palazzinari senza troppi scrupoli ed un capitalismo di rapina e di truffa, sono sempre stati protetti dal potere politico prima fiorito all’ombra del Cupolone democristiano e successivamente della destra berlusconiana che ne ha ereditato le seconde, le terze e le quarte file (con l’aggiunta del 90% di quel che fu il Partito Socialista di Craxi). Tanto per rimanere in ambito abruzzese, chi si ricorda, ad esempio, di Rocco Salini, democristiano, assessore, dal 1990 al 1992 e presidente della regione Abruzzo,  costretto a dimettersi dopo essere stato condannato ad un anno e 4 mesi di reclusione per falso ideologico e abuso d’ufficio (unico condannato della giunta regionale d’Abruzzo, arrestata in blocco per l’uso scorretto di 450 miliardi di fondi europei)? Chi accolse Salini, chi gli dette il passpartout per una nuova fase della sua carriera politica? Ma lui naturalmente, il grande ed eterno campione della causa di santificazione di tutte le povere vittime della furia giustizialista. Chi lo candidò e quindi permise che fosse eletto consigliere regionale nel 2000 nelle liste di Forza Italia, chi nel 2005 lo nominò sottosegretario alla Sanità nel suo governo? Sempre lui, Berlusconi Silvio, quello che in questi giorni passeggiando per le vie dell’Aquila  va recitando la nuova sceneggiata del  buon papà populista che reclama giustizia per la povera terra d’Abruzzo, come se lui in questi ultimi lustri fosse sempre stato in una delle sue dorate ville a godersi il sole.
Questo è un Paese in cui l’attuale mancanza di soldi per la messa a norma degli edifici e per i controlli non è solo il frutto di una volontà di coprire sempre i colpevoli a spese della vita della gente normale, ma della presenza di un debito pubblico creato dal malgoverno democristiano e dai suoi alleati laici, debito pubblico che è assurto a dimensioni gigantesche anche per tutte le opere pubbliche inutili che hanno ingrassato solo i palazzinari, la mafia ed il ceto politico corrotto, tutti uniti da un patto scellerato.
Dalle macerie dell’Aquila emergono misfatti edilizi compiuti venti o trent’anni fa. La cosa più incredibile dal punto di vista tecnico è che le case migliori, quelle che hanno retto meglio l’urto, sono state costruite più di trent’anni fa. Addirittura il vecchio ospedale, costruito nel 1700, non ha subito neppure una crepa mentre il moderno ospedale San Salvatore si è afflosciato su se stesso.  Casi isolati, scherzi della natura, giochi del destino? No, nulla di tutto questo; chissà quanti palazzi e strutture, soprattutto nel centrosud sismico, sono stati costruiti così ed ancora non lo sappiamo. Ciò che intuivamo lunedì, poche ore dopo la scossa fatale, è già chiaro a tutti; si è calcolato male dove costruire, si è costruito male, si è rubato sui materiali, non si sono mai fatti controlli durante la costruzione e dopo la costruzione, non si sono osservate le norme antisismiche. Fino a pochi giorni fa il dibattito politico nazionale ruotava intorno ad un grottesco piano-casa  fortemente voluto dal governo Berlusconi non per rimettere in piedi l’economia sconvolta dall’altro tsunami, quello finanziario, ma, come al solito in questo disgraziato e bellissimo Paese, per fare un altro, l’ennesimo, regalo, ai palazzinari, al popolino evasore degli artigiani edili, insomma alla base elettorale della destra berlusconiana, a quello stesso blocco sociale che, quando i moderni e malsani palazzi dell’Aquila venivano tirati su, costituiva la base del consenso, anche allora quasi plebiscitario specialmente nelle regioni del centrosud, alla DC (e purtroppo anche ai partiti laici minori che tennero bordone alla DC per decenni diventandone la brutta copia).
A forte rischio, dicono i tecnici dopo i primi sopralluoghi tra le macerie, sono tutte le costruzioni degli ultimi trent’anni (cioè proprio quelle che invece dovrebbero essere le migliori). Quindi la de-regulation edilizia, chiamiamola così, è iniziata trent’anni fa (in realtà c’era già da prima, ma non aveva forse avuto la spavalderia degli ultimi trent’anni effettivamente). E’ incredibile la coincidenza. Trent’anni fa l’esaltazione acritica del capitalismo senza regole faceva sragionare anche famosi intellettuali che vedevano in essa il segno di una bella ‘fine della storia’, trent’anni fa le politiche neoliberiste di Reagan e della sua omologa inglese ‘Maggie’ dettero il la ad una fase di de-regulation finanziaria ed economica che ora, in sincronia con il disastro abruzzese, si manifesta sotto gli occhi di tutti. La de-regulation finanziaria mondiale e la de-regulation edilizia italiana  producono ambedue,  trent’anni dopo, disastrosi crolli e sciagure. E come il disastro della finanza ha indicato, ma non ancora in Italia purtroppo, il segnale di una inversione politica, lo stesso dovrebbe succedere, se l’Italia fosse un paese normale, nel campo edilizio.  Ciò dovrebbe valere anche per gli altri ambiti della società. I responsabili dello sfasciume edilizio ed idrogeologico sono gli stessi che hanno prodotto lo spaventoso debito pubblico che abbiamo, sono gli stessi che hanno consentito il prosperare arrogante della grande criminalità mafiosa, coprendola e facendoci anche un sacco di affari insieme, sono gli stessi che hanno consentito una concentrazione intollerabile della ricchezza con un 10% che detiene il 52% di tutte le attività finanziarie, sono gli stessi che hanno coperto o addirittura costruito i grandi misteri criminali d’Italia (dalla strage di Piazza Fontana fino alla vicenda del Banco Ambrosiano di Calvi ecc. ecc.), sono gli stessi, per venire agli episodi più recenti, che hanno strappato illegittimamente le inchieste al pm di Catanzaro Luigi De Magistris. E se la destra è il collettore orgoglioso di tutte le istanze di illegalità e di malaffare, anche il centrosinistra non è immune dalla malapolitica e dal malaffare anche perché se è scomparsa la Balena Bianca non sono mai spariti i balenotti scudocrociati, che, anzi, oggi dominano, come sempre, la scena sparpagliati in tanti partiti e, soprattutto, non sono scomparse le pessime pratiche di cui la DC è stata somma maestra. Nulla o quasi è riuscito a sfuggire al Grande Saccheggio d’Italia da parte di una classe politica delinquenziale che ha fatto sempre affari con la mafia e che ha fatto nascere una borghesia mafiosa e collusa con l’illegalità, una nuova classe sociale che è il vero cancro oggi di questo povero Paese. Il settore delle costruzioni è stato ed è il suo terreno elettivo.
Questo è un Paese in cui le buone leggi, che poi restano inapplicate, seguono sempre le catastrofi. Non bastò il terremoto dell’Irpinia e della Basilicata per codificare la cultura della sicurezza antisismica. Si dovette attendere il terremoto di San Giuliano nel Molise con tutte quelle scene strazianti, anche per noi telespettatori, di quei poveri bambini seppelliti dalle macerie.
Ma poi proprio il governo Berlusconi con Scajola ha fatto di tutto per rimandare l’applicazione delle norme antisismiche ed alla fine sono riusciti a spostarle nel 2010. La faccia di tolla dei politici della destra berlusconiana non ha proprio limiti. Ogni giorno il nuovo ducetto vestito in ‘noir’ non si fa scrupolo di mostrarsi a contatto con la popolazione dell’Aquila negli atteggiamenti tipici dell’Uomo della Provvidenza con la scusa che è suo dovere essere presente fisicamente all’Aquila al fine di non lasciar soli i terremotati. L’ultima sua  trovata ‘piaciona’ è stata quella di mettere le sue lussuose dimore al servizio dei terremotati. Aspettiamo ansiosi la sua prossima emulazione grottesca dell’uomo di Predappio. Quanto tempo dovremo aspettare per vedere il barzellettiere in qualche campagna assolata d’estate a mietere il grano a torso nudo?
Se c’è uno in Italia che non dovrebbe manco farsi vedere per le vie dell’Aquila ferita a morte questo è proprio il signor B.  
Il piano casa di qualche giorno fa è solo l’ultima di una lunghissima serie di atti politici e di governo sempre e solo in favore dei predatori e mai a favore della giustizia, della gente comune e della legalità. La prima cosa che fece nel suo primo governo fu proprio l’abolizione della legge Merloni sui cantieri, che non era nemmeno mai stata applicata.  Esempi di questo tipo ce ne sono a iosa, ma purtroppo la memoria della gente d’Italia è davvero troppo corta.  
 

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Il malaffare dei potenti è più colpevole della pur crudele natura

Abbiamo aspettato alcuni giorni prima di intervenire sul terremoto in Abruzzo e prima di dare la solidarietà del nostro Partito, del ‘Nuovo Partito d’Azione’ e di tutta la comunità neoazionista italiana,  alle popolazioni abruzzesi colpite dalla tragedia del sisma, cosa che comunque facciamo, sebbene in ritardo, con la presente nota. Ma il ritardo non è casuale. Appena saputo che strutture recenti come l’Ospedale San Salvatore o come la Casa dello Studente costruite, almeno teoricamente, col cemento armato erano miseramente crollate, causando un numero incredibile di morti, abbiamo esitato a parlare immediatamente di questa nuova ed ennesima tragedia annunciata perché volevamo verificare un certo sospetto che subito ci è balzato in mente. Man mano che passavano le ore ed i giorni e che emergevano dalle macerie i corpi estratti, aumentavano sempre più anche le probabilità che il nostro sospetto, insinuatosi in noi già dalle prime ore dopo la scossa delle ore 3.32,  si rivelasse purtroppo fondato; il sospetto che dietro questa immane catastrofe abruzzese ci fossero non solo la crudeltà della natura, ma anche, se non soprattutto, ragioni umane, anzi troppo umane. Puntando l’indice accusatorio verso quest’ultime ci verrebbe voglia di parafrasare Pier Paolo Pasolini quando in un memorabile intervento scriveva che lui sapeva la verità (si riferiva alla verità sui misteri criminali d’Italia), ma che non ne aveva né le prove né gli indizi. Qui invece degli indizi corposi stanno emergendo. Incredibile la vicenda dei due palazzi gemelli di via Campo di Fassa all’Aquila. Uno è
andato giù, e ha fatto 27 morti. L’altro è ancora in piedi.

Stanno emergendo dalle macerie pilastri fradici e di cemento impastato di sabbia di mare (bel cemento armato, armato per uccidere gli abitanti delle case!), materiali di scarto grazie ai quali è possibile raddoppiare i profitti. Ecco il sospetto già confermato a pochi giorni dal sisma. Lo sentivamo per intuito che avevamo visto giusto. Per questo abbiamo ritenuto opportuno aspettare qualche giorno per poter dire qualcosa di sensato dal punto di vista politico. Siamo purtroppo alle solite. Questo è un Paese in cui l’illegalità e la delinquenza sono diffusi tanto in alto quanto in basso.
Questo è un Paese in cui l’avidità di guadagno di palazzinari senza troppi scrupoli ed un capitalismo di rapina e di truffa, sono sempre stati protetti dal potere politico prima fiorito all’ombra del Cupolone democristiano e successivamente della destra berlusconiana che ne ha ereditato le seconde, le terze e le quarte file (con l’aggiunta del 90% di quel che fu il Partito Socialista di Craxi). Tanto per rimanere in ambito abruzzese, chi si ricorda, ad esempio, di Rocco Salini, democristiano, assessore, dal 1990 al 1992 e presidente della regione Abruzzo,  costretto a dimettersi dopo essere stato condannato ad un anno e 4 mesi di reclusione per falso ideologico e abuso d’ufficio (unico condannato della giunta regionale d’Abruzzo, arrestata in blocco per l’uso scorretto di 450 miliardi di fondi europei)? Chi accolse Salini, chi gli dette il passpartout per una nuova fase della sua carriera politica? Ma lui naturalmente, il grande ed eterno campione della causa di santificazione di tutte le povere vittime della furia giustizialista. Chi lo candidò e quindi permise che fosse eletto consigliere regionale nel 2000 nelle liste di Forza Italia, chi nel 2005 lo nominò sottosegretario alla Sanità nel suo governo? Sempre lui, Berlusconi Silvio, quello che in questi giorni passeggiando per le vie dell’Aquila  va recitando la nuova sceneggiata del  buon papà populista che reclama giustizia per la povera terra d’Abruzzo, come se lui in questi ultimi lustri fosse sempre stato in una delle sue dorate ville a godersi il sole.
Questo è un Paese in cui l’attuale mancanza di soldi per la messa a norma degli edifici e per i controlli non è solo il frutto di una volontà di coprire sempre i colpevoli a spese della vita della gente normale, ma della presenza di un debito pubblico creato dal malgoverno democristiano e dai suoi alleati laici, debito pubblico che è assurto a dimensioni gigantesche anche per tutte le opere pubbliche inutili che hanno ingrassato solo i palazzinari, la mafia ed il ceto politico corrotto, tutti uniti da un patto scellerato.
Dalle macerie dell’Aquila emergono misfatti edilizi compiuti venti o trent’anni fa. La cosa più incredibile dal punto di vista tecnico è che le case migliori, quelle che hanno retto meglio l’urto, sono state costruite più di trent’anni fa. Addirittura il vecchio ospedale, costruito nel 1700, non ha subito neppure una crepa mentre il moderno ospedale San Salvatore si è afflosciato su se stesso.  Casi isolati, scherzi della natura, giochi del destino? No, nulla di tutto questo; chissà quanti palazzi e strutture, soprattutto nel centrosud sismico, sono stati costruiti così ed ancora non lo sappiamo. Ciò che intuivamo lunedì, poche ore dopo la scossa fatale, è già chiaro a tutti; si è calcolato male dove costruire, si è costruito male, si è rubato sui materiali, non si sono mai fatti controlli durante la costruzione e dopo la costruzione, non si sono osservate le norme antisismiche. Fino a pochi giorni fa il dibattito politico nazionale ruotava intorno ad un grottesco piano-casa  fortemente voluto dal governo Berlusconi non per rimettere in piedi l’economia sconvolta dall’altro tsunami, quello finanziario, ma, come al solito in questo disgraziato e bellissimo Paese, per fare un altro, l’ennesimo, regalo, ai palazzinari, al popolino evasore degli artigiani edili, insomma alla base elettorale della destra berlusconiana, a quello stesso blocco sociale che, quando i moderni e malsani palazzi dell’Aquila venivano tirati su, costituiva la base del consenso, anche allora quasi plebiscitario specialmente nelle regioni del centrosud, alla DC (e purtroppo anche ai partiti laici minori che tennero bordone alla DC per decenni diventandone la brutta copia).
A forte rischio, dicono i tecnici dopo i primi sopralluoghi tra le macerie, sono tutte le costruzioni degli ultimi trent’anni (cioè proprio quelle che invece dovrebbero essere le migliori). Quindi la de-regulation edilizia, chiamiamola così, è iniziata trent’anni fa (in realtà c’era già da prima, ma non aveva forse avuto la spavalderia degli ultimi trent’anni effettivamente). E’ incredibile la coincidenza. Trent’anni fa l’esaltazione acritica del capitalismo senza regole faceva sragionare anche famosi intellettuali che vedevano in essa il segno di una bella ‘fine della storia’, trent’anni fa le politiche neoliberiste di Reagan e della sua omologa inglese ‘Maggie’ dettero il la ad una fase di de-regulation finanziaria ed economica che ora, in sincronia con il disastro abruzzese, si manifesta sotto gli occhi di tutti. La de-regulation finanziaria mondiale e la de-regulation edilizia italiana  producono ambedue,  trent’anni dopo, disastrosi crolli e sciagure. E come il disastro della finanza ha indicato, ma non ancora in Italia purtroppo, il segnale di una inversione politica, lo stesso dovrebbe succedere, se l’Italia fosse un paese normale, nel campo edilizio.  Ciò dovrebbe valere anche per gli altri ambiti della società. I responsabili dello sfasciume edilizio ed idrogeologico sono gli stessi che hanno prodotto lo spaventoso debito pubblico che abbiamo, sono gli stessi che hanno consentito il prosperare arrogante della grande criminalità mafiosa, coprendola e facendoci anche un sacco di affari insieme, sono gli stessi che hanno consentito una concentrazione intollerabile della ricchezza con un 10% che detiene il 52% di tutte le attività finanziarie, sono gli stessi che hanno coperto o addirittura costruito i grandi misteri criminali d’Italia (dalla strage di Piazza Fontana fino alla vicenda del Banco Ambrosiano di Calvi ecc. ecc.), sono gli stessi, per venire agli episodi più recenti, che hanno strappato illegittimamente le inchieste al pm di Catanzaro Luigi De Magistris. E se la destra è il collettore orgoglioso di tutte le istanze di illegalità e di malaffare, anche il centrosinistra non è immune dalla malapolitica e dal malaffare anche perché se è scomparsa la Balena Bianca non sono mai spariti i balenotti scudocrociati, che, anzi, oggi dominano, come sempre, la scena sparpagliati in tanti partiti e, soprattutto, non sono scomparse le pessime pratiche di cui la DC è stata somma maestra. Nulla o quasi è riuscito a sfuggire al Grande Saccheggio d’Italia da parte di una classe politica delinquenziale che ha fatto sempre affari con la mafia e che ha fatto nascere una borghesia mafiosa e collusa con l’illegalità, una nuova classe sociale che è il vero cancro oggi di questo povero Paese. Il settore delle costruzioni è stato ed è il suo terreno elettivo.
Questo è un Paese in cui le buone leggi, che poi restano inapplicate, seguono sempre le catastrofi. Non bastò il terremoto dell’Irpinia e della Basilicata per codificare la cultura della sicurezza antisismica. Si dovette attendere il terremoto di San Giuliano nel Molise con tutte quelle scene strazianti, anche per noi telespettatori, di quei poveri bambini seppelliti dalle macerie.
Ma poi proprio il governo Berlusconi con Scajola ha fatto di tutto per rimandare l’applicazione delle norme antisismiche ed alla fine sono riusciti a spostarle nel 2010. La faccia di tolla dei politici della destra berlusconiana non ha proprio limiti. Ogni giorno il nuovo ducetto vestito in ‘noir’ non si fa scrupolo di mostrarsi a contatto con la popolazione dell’Aquila negli atteggiamenti tipici dell’Uomo della Provvidenza con la scusa che è suo dovere essere presente fisicamente all’Aquila al fine di non lasciar soli i terremotati. L’ultima sua  trovata ‘piaciona’ è stata quella di mettere le sue lussuose dimore al servizio dei terremotati. Aspettiamo ansiosi la sua prossima emulazione grottesca dell’uomo di Predappio. Quanto tempo dovremo aspettare per vedere il barzellettiere in qualche campagna assolata d’estate a mietere il grano?
Se c’è uno in Italia che non dovrebbe manco farsi vedere per le vie dell’Aquila ferita a morte questo è proprio il signor B.  
Il piano casa di qualche giorno fa è solo l’ultima di una lunghissima serie di atti politici e di governo sempre e solo in favore dei predatori e mai a favore della giustizia, della gente comune e della legalità. La prima cosa che fece nel suo primo governo fu proprio l’abolizione della legge Merloni sui cantieri, che non era nemmeno mai stata applicata.  Esempi di questo tipo ce ne sono a iosa, ma purtroppo la memoria della gente d’Italia è davvero troppo corta.  
 
 
 
 
 

 

 

 

 

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Replica sulla società azionista

 
                                      
                                  
 
Comincio dall’azionismo dicendo a Massimo Messina che non abbiamo la pretesa assoluta che il nostro azionismo sia l’unico storicamente manifestatosi. Sappiamo bene che ci sono e soprattutto ci sono state varie correnti dell’azionismo e del liberalsocialismo. Certo è che dal momento che siamo l’unico soggetto azionista del panorama politico italiano odierno cercheremo, nei limiti del possibile, di racchiuderle tutte. Se questo sarà sempre possibile non mi è però dato di affermarlo con certezza fin da questo momento. La cosa determinante è che abbiamo fatto una scelta ben chiara di quale possa essere la proposta neoazionista che ci piace e che riteniamo l’unica dotata di forza penetrativa. Tale proposta è esattamente quella che la stragrande maggioranza dell’NPA sta assumendo come propria. Vengo subito agli altri punti. Io tanto mite, a dire il vero, non sono, se debbo parlare solo per me personalmente così come tu fai per quel che ti riguarda. Il mite giacobino era una evidente allusione a Galante Garrone che scherzava su quel “mite” per difendersi dalle violenti accuse della nostra destra ‘stracciarola’ che voleva far passare gli azionisti, specialmente gli azionisti torinesi, per dei novelli Robespierre livorosi ed avidi di sangue. Al che Galante Garrone ed altri rispondevano che gli azionisti avevano imbracciato le armi nella Resistenza non per instaurare il Terrore, ma per farlo finire ed io aggiungerei anche che se quello, il PdA, era il “partito dei fucili”, quei fucili avevano il compito di stroncare la barbarie di chi imbracciava i mitra per seminare ovunque la morte. Sui successivi punti ti prego di non considerarmi sempre come la voce ufficiale del Partito. Come vedi, sto scrivendo sul mio blog personale e quindi ti prego di interpretare alcune mie considerazioni come l’espressione anche dell’intellettuale e non solo del politico o del segretario del Partito. E’ effettivamente molto probabile che se fossimo vissuti in una democrazia di fatto oltre che di nome il ’68 ed il ’77 non ci sarebbero stati. E’ comunque prudente tener conto anche del fatto che la nostra o la mia interpretazione del ’77 è una interpretazione particolare e che nel ’68 ci sono state diverse anime. Io personalmente sono sempre stato vicinissimo all’anima hippy, beat, libertaria, rock, californiana del ’68 e molto ma molto meno (o, se vuoi, proprio per niente) a quella che si è imposta in modo maggioritario in Europa ed in Italia, l’anima dell’estremismo comunista che ha molte responsabilità anche sulla mancanza di risultati del ’68. E’ un discorso molto complesso che non mi azzardo neppure a voler svolgere in questa sede. Comunque era dubbio che i movimenti avrebbero potuto ricondurre i partiti nell’alveo di una vera democrazia. Non dimentichiamoci mai che viviamo in Italia, non in Danimarca o Norvegia. Quel che è politicamente più importante è che tu concordi con me (e con l’NPA) sul fatto che la nostra democrazia sia stata massacrata. Altrettanto importante è che tu sottoscriva in pieno la teoria e la pratica della ‘seconda società’ alla quale come giovane precario senza santi in Paradiso appartieni indubbiamente. In sede più teoretica potrei anche farti notare che il nucleo della teoria della seconda società, da noi reinterpretata ed aggiornata secondo un’ottica diversa, proviene storicamente proprio dal ’77, ma questo è un discorso che si può tranquillamente tralasciare in questa sede. Dovremmo elaborare anche una teoria del “regime”, ma anche questo è un compito che possiamo affrontare successivamente. Nel frattempo, i giovani si stanno finalmente svegliando e la cosa non può che farmi un immenso piacere. Caro Massimo, la nostra base sociale (se ti riferisci alla ‘seconda società’) ci comprende eccome e noi la comprendiamo benissimo. Qui il problema non è nella nostra capacità di farci capire, ma nella possibilità di parlare pubblicamente e di raggiungere con la nostra voce una base sociale che ammonta almeno a tre milioni di italiani. Questo è il vero problema, fidati di me. Dove invece non c’è possibilità di intesa tra me e te (lasciamo stare gli altri compagni che, se vogliono, possono intervenire per conto loro sul tema) è sulla legittimità di poteri occulti o di associazioni segrete che contraddicono sia lo spirito dell’autentica laicità che quello della più radicale istanza democratica, per non parlare della legalità. In questo noi dell’Npa siamo (a quanto pare con la tua sola nota di dissenso che, come vedi, benché assolutamente non condivisa non viene né stroncata, né stigmatizzata) nel filone maggioritario dell’azionismo, anche se so bene che, almeno fino ad una certa data, c’erano tra gli azionisti del vecchio PdA degli aderenti alla Massoneria. Purtroppo per te e per chi la pensa come te la cronaca nera quotidiana parla da sola a proposito del vero ruolo di quel tipo di associazione. Poi abbiamo anche uno Statuto e, come tutti i partiti seri, a quello ci atteniamo scrupolosamente. Il nostro Statuto parla chiaro su quel punto. Concludo la mia replica a te Massimo toccando nuovamente il punto del liberismo. Abbiamo detto di lasciar perdere i nominalismi astratti. Bene. Osservando vari fenomeni che stanno determinando una apocalissi sociale ed economica planetaria la stragrande maggioranza dei commentatori ne dà colpa al liberismo selvaggio. Poi possiamo chiamare il liberismo selvaggio anche topolino, ma la cosa è quella lì che stiamo vedendo con panico ed angoscia da circa un anno. Anche prima dell’ultimo anno le cose non andavano bene lo stesso. Forse questo è il punto che dobbiamo approfondire di più noi neoazionisti ed è quello maggiormente sollevato anche da Piero Ferrari e da Andrea Fontana. Giustamente Piero fa una distinzione fra liberismo selvaggio e capitalismo. Il capitalismo è un fenomeno più vasto del liberismo selvaggio, che è la cifra delle destre di tutto il mondo nell’epoca contemporanea. Non c’è solo il capitalismo alla maniera sudamericana o alla maniera dei conservatori Usa. Una volta a questi modelli di destra si contrapponeva anche il modello renano. La socialdemocrazia scandinava ha stretto da decenni un patto con il capitalismo (l’antesignano ideologico di quel patto era Eduard Bernstein con I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia del 1899). Il socialismo liberale di Rosselli procede anch’esso dalla originaria intuizione di Bernstein. E quando la Agnes Heller negli anni ’70 (erano proprio le teorie della Heller che andavano più di moda nel movimento del ’77 italiano) teorizzava la “società radicale” sostenendo, in sostanza, che la democrazia può sussistere anche senza il capitalismo, io fui l’unico a replicare da un punto di vista riformista rigettando quella dissociazione perché dicevo (cfr. Riformismo e bisogni. prima edizione Milano 1982, edizione definitiva Antonio Pellicani, Roma, 1990) che è esattamente il contrario; il capitalismo può vivere (ed anche molto bene) senza la democrazia, ma la democrazia non può vivere senza la libera iniziativa privata e senza il capitalismo, tanto è vero che il capitalismo senza la democrazia lo vediamo sia nei  sistemi politici comunisti (Cina) che in quelli fascisti del Sudamerica, ma il contrario non l’abbiamo mai visto. Bene, ma noi del ‘Nuovo Partito d’Azione’ non abbiamo mai detto che bisogna abolire l’iniziativa e la proprietà privata ed io non posso davvero essere sospettato di anticapitalismo ideologico e preconcetto. Sorprenderò Massimo Messina dicendogli che per un breve periodo ho guardato con un certo interesse ed un certo limitato favore anche al movimento ‘libertarian’ californiano. Ho riflettuto molto sulla congruità dello Stato minimo di Nozick ed una volta, anche per gusto del paradosso, ho addirittura detto in una intervista ad un quotidiano che non sarebbe del tutto assurdo neppure pensare ad un ossimorico ircocervo libertariano-socialista a patto che fossimo capaci poi di eliminare quasi completamente le spese dell’apparato pubblico statale, a cominciare dai troppi sprechi e dai troppi privilegi. In teoria, forse sarebbe pure possibile e così ragionavo da filosofo della politica. Poi da politico, anni dopo, in un’altra veste ed in altri contesti storici, faccio dei discorsi che possono anche essere abbastanza diversi. Comunque ricordo queste cose per dire (soprattutto al compagno Messina) che non sono e non siamo degli anticapitalisti forsennati. Se lo fossimo, avremmo già da tempo preso la tessera di qualche partito comunista. Invece siamo azionisti; né di destra (cioè né liberisti selvaggi), né comunisti, ma neppure più socialdemocratici sic et simpliciter. Siamo azionisti.
Ed io come segretario del ‘Nuovo Partito d’Azione’, un partito sì ancora molto piccolo, ma  in sicura crescita e che vuole avere un futuro (al contrario di molte sigle e siglette estemporanee o doppione o mere liste elettorali, destinate, come già stiamo vedendo, alla sparizione), so che il nostro non sarà un partito inutile o doppione o incolore solo se riusciremo a proporre (anche) un nuovo modello di società che si differenzi dai tre modelli testé citati, tutti ormai obsoleti (per quanto io ponga il modello socialdemocratico di dieci spanne al di sopra degli altri due). Sul liberalsocialismo ripeto cose già dette molte volte; il liberalsocialismo resta ancora una formula troppo vaga se non riempita di precisi input programmatici. In aggiunta, il liberalsocialismo non è ancora azionismo, altrimenti potremmo addirittura essere anche dei sodali di Sacconi o di De Michelis e potremmo anche sostenere Berlusconi, come molti (sedicenti) liberalsocialisti di provenienza Psi (oggi Nuovo PSI o FI) hanno fatto e purtroppo stanno ancora facendo. Con questo entro anche nel merito delle cose dette da Andrea Fontana. A quest’ultimo devo ribadire molte delle cose che a suo tempo ebbi modo di dirgli e cioè che certamente il liberalsocialismo non è né un socialismo che può andare d’accordo con la destra berlusconiana, né la sovrapposizione di socialismo e di liberismo (che è veramente una bestemmia se per liberismo intendiamo non la cosa reclamata da Messina, ma ciò a cui tutti stanno assistendo in questi ultimi tempi). Voglio far notare che questa mentalità liberista (ma il problema non è solo il liberismo) o conservatrice-moderata, in campo economico e sociale è presente anche in ampi settori dello stesso centrosinistra (Pd, Ps ed anche Idv non ne sono assolutamente estranei). E’ un’eresia di sinistra, caro Andrea, qualcuno, nel caso dell’NPA, si spinge addirittura a dire di “estrema sinistra”. Una sinistra o addirittura una estrema sinistra, quella NPA, al tempo stesso non anticapitalista (sembra un paradosso essendo stati abituati alla ‘rossa’ sinistra italiana), ma sicuramente antiliberista, sicuramente opposta, concordo con Piero Ferrari, all’assolutismo egemonico ed antidemocratico del Capitale celebrato dal liberismo selvaggio di scuola “Chicago Boys”.
Sempre per Andrea; abbi pazienza, caro Andrea, ma se uno vuole un liberalsocialismo alla De Michelis sa a che partito iscriversi e se vuole un liberalsocialismo azionista, molto progettuale e sperimentale e molto di sinistra, sa pure che esiste il Nuovo Partito d’Azione. Non ci siamo iscritti alla Costituente socialista sia per motivi di forma (non abbiamo intenzione di farci risucchiare da nessuno), sia per motivi di sostanza (il nostro liberalsocialismo ci porta a esiti molto lontani da quello della Costituente Socialista). Inoltre, nell’NPA non ci sono correnti; ci possono essere delle sfumature, delle dissonanze a livello personale su singoli punti, ma non ci sono correnti né culturali, né politiche. Siamo molto fieri del fatto che possiamo ormai vantare una straordinaria compattezza, anche ideologica, quella che invece purtroppo non c’era nel PdA, possiamo ben dirlo con tutta modestia ed umiltà. Poi, è vero che posizioni come quella di Messina sembrano a metà strada tra NPA e PR, ma se il compagno Messina ha scelto di militare nell’NPA credo che avrà fatto le sue scelte e noi di certo ne siamo ben lieti. Comunque, su questo punto sollevato dal compagno Fontana, è meglio che risponda eventualmente il compagno Messina cioè il diretto interessato. A tutti e tre e specialmente ad Andrea Fontana vorrei far capire meglio in cosa si differenzia una ideale società azionista dalle altre tre, la liberista (elevata a modello da un vasto fronte di forze e culture politiche, dai fascisti ai liberali, dai conservatori fino ai democristiani del Ppe), la socialdemocratica (in cui si riconoscono i socialisti europei, ma non so fino a che punto vi si riconoscono de facto e non a parole anche i molti gruppi sparsi del socialismo italiano, compresi gli ambienti Pd di provenienza ds e Sd), la comunista. Detto in parole semplici e sintetiche, noi Npa, noi azionisti italiani di oggi, vorremmo un tipo di società che non corrisponde a nessuno dei tre modelli di cui sopra.
Al contrario dei comunisti, non vogliamo abolire né la proprietà privata né l’iniziativa economica privata sostituendo il dominio del Capitale con il dominio dello Stato,  eliminando sia i ricchi che i poveri a favore di una società in cui tutti siano uguali ma nella miseria (naturalmente anche molti comunisti italiani diranno, come Massimo Messina fa per quanto attiene al liberismo, che il comunismo non è quello che abbiamo visto per decenni nei Paesi dell’Est, ma noi azionisti stiamo ai fatti e bocciamo il comunismo per come si è manifestato). Al contrario del modello liberista e di destra (quello di Bush, quello di Berlusconi, quelli dell’America Latina di qualche decennio fa), noi non siamo disposti a sopportare ulteriormente il crescente divario fra una ristretta elite di ricchi e ricchissimi ed un sempre più vasto agglomerato di gente che pur ammazzandosi di fatica non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena, divario che è l’esito delle naturali tendenze del capitalismo sregolato lasciato a se stesso con tutti gli altri fenomeni annessi; classismo, speculazioni di ogni sorta, disprezzo di tutti i valori e bisogni non materialistici, iperconsumismo sprecone, devastazione di risorse naturali, crisi cicliche distruttrici di ricchezza privata (come nel caso della crisi sistemica globale finanziaria), disoccupazione di massa senza speranza per chi è più debole, e tanti altri.
Seppur in misura molto minore, anche dalla socialdemocrazia dobbiamo prendere le distanze; il modello socialdemocratico innanzitutto non incide sul sistema di produzione che era e continua a restare affidato all’egemonia esclusiva del Capitale e del profitto privato e, secondariamente, si limita a riprodurre la dialettica del marito che lavora e della moglie casalinga, dove il marito che lavora è il Capitale privato e la moglie casalinga è la socialdemocrazia; in altri termini la socialdemocrazia chiede che il Capitale gli giri la paga per poi limitarsi a spenderla con un certo tasso di redistribuzione (cosa impossibile nella patria del capitalismo, gli Usa, dove parlare di semplice redistribuzione è come bestemmiare il Padreterno). Il modello socialista non esiste; o è quello socialdemocratico o è quello comunista. In mezzo a questi due non c’è nulla. Ma ecco che nello spazio lasciato libero fra i due si insinua ed avanza il modello azionista. In cosa si distingue da tutti gli altri? Preso detto; è un modello che, a differenza di quello socialdemocratico, agisce su un fattore ormai dimenticato da tutti; il patrimonio. Il modello azionista non abolisce la proprietà privata; la estende, la riequilibra; in altri termini, la democratizza. Tutti proprietari, ma senza più grandi divari tra una fascia della popolazione ed un altra, sia nella versione sudamericana (un 5-10% di famiglie che possiede tutto contro un 90% di poverissimi ed indigenti), sia nella versione resa celebre da Peter Glotz della “società dei due terzi” con due terzi benestanti o ‘garantiti’ ed un terzo quasi a morir di fame. Non è neanche e semplicemente un “capitalismo democratico” in cui tutti fanno i capitalisti, ma una società equilibrata su un livello medio accettabile per il soddisfacimento dei bisogni, dove nessuno sarà povero o disperato, ma in cui a nessuno sarà permesso anche di essere troppo ricco non solo nei redditi, ma anche nei patrimoni. Una equiparazione chirurgica di redditi, ma soprattutto di patrimoni e di opportunità caratterizzerà questo tipo di società, il primo a non essere basato esclusivamente sul PIL e sulla produzione, ma sul “bisogno ricco” dell’essere umano. L’altro pilastro fondatore della società azionista, una società “in azione” (l’azione della rivoluzione democratica permanente sia nel campo dello Stato, che della società e dell’economia) saranno i circuiti economici paralleli; ogni tipo di formazione economico-sociale sarà pluralisticamente sostenuta ed ammessa in pari grado (noi oggi abbiamo un pluralismo dei soggetti economici all’interno di un unico modello economico, non un pluralismo dei modelli economico-sociali); accanto alla logica del profitto privato, ci saranno le imprese nazionalizzate, il privato sociale, l’autogestione operaia, la cooperazione, il Terzo settore (che sia veramente tale e non, come sta pian piano accadendo anche in Italia, con le ong e le onlus che si trasformano anch’esse in imprese capitalistiche), l’Esercito del Lavoro e tutto quanto la fantasia progettuale saprà escogitare accanto a tutta una serie di riforme di “Social Security”, che sono già quelle indicate nel programma dell’Npa ed a cui molto presto si aggiungerà la nostra proposta di perequazione patrimoniale con importantissime conseguenze come la vera nascita del privato sociale. Si tratterà di una proposta veramente rivoluzionaria ma che nulla avrà a che fare con il comunismo (i futuri detrattori di destra e di centro si mettano l’anima in pace; sarà per loro impossibile diffamarci come bolscevichi). Si creeranno nella società azionista tanti circuiti economici paralleli dove gli esclusi dalla società del Capitale potranno competere virtuosamente con quest’ultima nella creazione di merci e servizi e nel soddisfacimento dei bisogni minimi. Il cammino è appena iniziato e man mano indicheremo, tutti insieme, i successivi obiettivi che la “rivoluzione democratica” dell’azionismo cercherà di indicare anche nell’ambito dell’economia, del lavoro e della società.

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