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Archive for the ‘Societa’’ Category

Quello che sta accadendo nel nostro Paese è gravissimo. Le discussioni di queste settimane sulla legge elettorale sono campanelli d’allarme per la democrazia in questo Paese. Su questi temi vogliamo svolgere nei prossimi giorni delle approfondite riflessioni, ma prima di proporle al pubblico sono necessarie delle premesse, le premesse contenute nella prima parte della mia relazione alla Direzione Nazionale del ‘Nuovo Partito d’Azione’ tenutasi a Fiuggi il 22 aprile 2007. Sulla veridicità delle circostanze cioè sul fatto che questo che ripropongo qui è proprio il testo della mia relazione del 22 aprile scorso chiamo a testimonianza alcuni compagni dirigenti nazionali dell’NPA che erano presenti quel giorno in Direzione. Pubblico questo testo dopo molte esitazioni; i documenti di Direzione sono documenti interni di Partito e non vanno divulgati con leggerezza. Ma in questo caso si doveva fare un’eccezione e non si poteva più fare a meno di rendere pubblica la parte politica di quella relazione. I motivi balzeranno immediatamente all’occhio del lettore attento. Chi, nove mesi fa, avrebbe pensato, detto e scritto le cose contenute in questa relazione? Lascio i commenti ai lettori, ma intanto per approfondire il dibattito sul ruolo e sulla natura del PD e sui veri motivi della proposta veltroniana di legge elettorale (la chiamerei non il Vassallum, ma il ‘Veltruffellum’) dovevo necessariamente riprendere questa relazione di otto mesi fa, un tempo già lunghissimo nella politica italiana.

UN PAESE SFINITO E DELUSO

Aprendo la mia Relazione alla Direzione Nazionale del 5 novembre 2006 esordivo decretando la fine della luna di miele tra l’Italia ed il centrosinistra. Più di cinque mesi dopo posso tranquillamente affermare che, nonostante da parte del governo e di Prodi si tenti disperatamente di risalire la china, la crisi si è avvitata su se stessa e si è aggravata. Non è finita quindi solo la luna di miele fra gli italiani ed il centrosinistra, fatto diventato ormai luogo comune sancito da disastrosi sondaggi che danno alla CDL un vantaggio ormai spettacolare, ma sta finendo, se non è già finito, come personalmente penso, anche il rapporto di fiducia e di appartenenza tra molti italiani di centrosinistra e l’Unione. Non dimentichiamo che, anche se per pochi giorni, il governo Prodi era già finito. Gli scontenti ed i delusi non di centrodestra, ma di centrosinistra verso quello che avrebbe dovuto essere il loro governo, sono milioni, sono eserciti. Invece di capire le ragioni profonde dello scontento e della crisi e di porvi salutare e giusto rimedio, Prodi e con lui D’Alema, Fassino e Rutelli stanno provocando una ulteriore e gravissima frattura questa volta tutta interna al già totalmente autoreferenziale ceto politico e di governo dell’Unione. Mentre dico queste cose occorre sempre ricordarsi della distinzione teorica, sempre valida, tra Unione e centrosinistra, quanto meno due concetti non totalmente coincidenti. In questo momento mentre il Paese è in piena fase agonica anche l’Unione lo segue per empatia verso il precipizio.
Il Partito Democratico, che ancora cinque mesi fa era solo un’ipotesi molto incerta, da ventiquattro ore è una realtà irreversibile. Ma la grande variabile del centrosinistra e della politica italiana, concepita per favorire la governabilità del centrosinistra, sta producendo un effetto opposto che non ci meraviglia affatto come azionisti. Basti pensare al giudizio che esprimemmo già un anno fa alla Direzione Nazionale di Bernalda, la prima Direzione Nazionale del nostro nuovo partito e del rinato azionismo italiano. Il governo traballa sempre più, è stato già dato per spacciato a febbraio. Si è salvato ma è completamente svuotato di energie. E’ un organismo malaticcio che cerca solo la scorciatoia o gli espedienti non per cambiare l’Italia, come era stato promesso, ma per far sopravvivere il ceto politico di centrosinistra, per salvare le pensioni privilegiate dei peones parlamentari, per salvare il Partito Democratico. Un governo che non riesce più a dire niente su nessun problema, che vola basso per tirare a campare, che in un anno non ha fatto una sola cosa per cui noi NPA potessimo ritenerci soddisfatti. L’unica cosa che sembra poter incontrare il nostro plauso è la distribuzione del “tesoretto” verso le fasce più deboli del Paese. Io comunque aspetterei ad applaudire anche su questo punto. Voglio prima vedere come si delineerà concretamente questa distribuzione. Non vi nascondo che anche su questo punto temo il bluff del prode Romano. Temo, in altri termini una operazione di ‘carità una tantum’ che non risolverebbe assolutamente niente del forte disagio sociale che attanaglia i ceti deboli del nostro Paese, un disagio sociale che non è un fenomeno solo dell’Italia di Berlusconi, ma anche dell’Italia di Prodi.
A parte questa operazione, che vedremo come andrà a finire, il governo Prodi 2006, fallacemente resuscitato nel febbraio 2007, si sta dimostrando, come avevamo presentito in tempi non sospetti e come si sta vedendo giorno per giorno, un fallimento ed una delusione pressoché totali, così come un fallimento si sta dimostrando pressoché l’intera classe dirigente dell’Unione.
Io sono orgoglioso che il nostro piccolissimo Partito sia stato addirittura fra i primi ad interpretare questa anima critica verso lo stesso governo unionista. Il primo terreno di rottura fu il vergognoso indulto. Il secondo fu la Finanziaria 2007 ed ora, ad un anno dalla striminzita vittoria dell’aprile 2006, i motivi di forte dissenso con il governo Prodi non si contano nemmeno più da parte nostra.
Dopo un anno non vediamo ancora la cancellazione delle leggi sulla giustizia approvate da Berlusconi ed a questo punto c’è da star pur certi che non la vedremo più, anzi vediamo gli ispettori di Mastella che partono subito appena magistrati come quello di Potenza o quello di Catanzaro mostrano di voler andare a fondo per portare a galla le porcherie dei potenti. Sicuramente faremmo bene a non sperare nemmeno più nella regolazione del conflitto di interessi, che non riguarda solo Berlusconi ma tanta altra gente. Avevamo, insieme a tanti altri italiani di centrosinistra, auspicato una bonifica del maleodorante sottobosco degli apparati di sicurezza dello Stato, ancora, a tanti anni dalla scoperta della loggia P2, infestati da trame massoniche e di servizi segreti deviati, avevamo sperato che il governo di centrosinistra desse il benservito a Pollari ed invece Prodi lo ha addirittura promosso e guai a chi lo tocca. Neppure togliere i segreti di Stato per stabilire la verità sulle stragi, per noi stragi di Stato, è cosa che interessi minimamente i nostri amici del governo Prodi. Abbiamo assistito alla avvilente spy-story della Telecom.
Non parliamo poi dei problemi drammatici che toccano la sopravvivenza della gente.
Intere regioni in mano alla grande e piccola criminalità senza aver manifestato la minima volontà di cambiare le cose. In Calabria c’è una situazione allucinante dove giocano indisturbati la loro malefica partita non solo la criminalità comune, ma un ceto politico di governo e di opposizione inquisito e colluso con la criminalità comune. E si badi bene; in Calabria centrodestra e centrosinistra non sono complementari, come potrebbe ancora essere a livello nazionale; sono proprio la stessa cosa sotto simboli diversi. I due livelli, quello della malavita criminale e quello della malapolitica, sono molto spesso messi in collegamento e cementati, al di là delle apparenze di separazione, da logge massoniche. Per cominciare ad alleviare la tragica situazione calabrese, secondo noi azionisti del NPA, occorrerebbero interventi drastici ed emergenziali da parte del ceto politico dominante e da parte del Governo Prodi; non è esagerato affermare che si dovrebbe commissariare la Regione Calabria, che è assolutamente necessario che molti partiti nazionali, a cominciare dai DS e dalla Margherita ormai Partito Democratico, procedano a commissariare i propri organi regionali. Invece che fa Prodi? Che fanno Fassino o D’Alema? Che fa Rutelli? Nulla, parlano di tutt’altro anche degli argomenti più futili nel salotto di regime di Vespa, ma non si accorgono che la Calabria sta morendo, che tutto il Sud è in stato preagonico e che il Sud gioco forza trascinerà con sé nell’abisso tutto il Paese. Proseguiamo oltre; stanno scadendo i contratti di locazione di più di un milione di italiani che rischiano di essere letteralmente buttati per strada, i prezzi delle locazioni raddoppiano e triplicano. Giustamente abbiamo dato per cinque anni la colpa al governo Berlusconi, ma il governo Prodi non fa nulla per riportare la situazione alla ragionevolezza. Gli speculatori dei servizi e del commercio continuano ad aumentare, impuniti, i prezzi. Anche su queste cose il governo Prodi, come Don Abbondio gira la faccia dall’altra parte. Nulla contro le mafie, nulla conto gli speculatori, nulla contro un ceto politico rapace, composto in buona parte dagli stessi amici e sostenitori di Prodi, nulla per la scuola dove non si può più ammalare una maestra perché c’è il rischio del blocco delle lezioni per l’impossibilità di reclutare supplenti, nulla per la riduzione del debito pubblico e potrei continuare a lungo se ce ne fosse il tempo nel tracciare il fin qui desolante bilancio del governo Prodi. Io sono arrivato al punto che non mi meraviglio neanche più che il governo Prodi non faccia nulla di veramente importante per risanare il Paese.
Ma può davvero un ceto politico di tal fatta fare leggi di moralizzazione, fare leggi che da un giorno all’altro combattano i poteri occulti e criminali, può una classe politica di tal fatta, soprattutto per la sua parte che sta nel centrosinistra, tenere testa ai poteri forti o alle corporazioni o ai ceti protetti o a chi scarica sugli indifesi le proprie inefficienze o le proprie rendite di posizione? La risposta è no. Questi non riformeranno mai niente di serio, a parte gli orari dei barbieri. Non vogliono farlo, non possono farlo. Se lo facessero firmerebbero il proprio suicidio di classe politica sfruttatrice, inetta e parassitaria.
Questa è una grande verità, una amara verità che come tutte le amare verità si rendono evidenti agli spiriti critici proprio nei momenti drammatici; esse si schiudono ai pochi che, al contrario della gente comune (stavo quasi per dire poeticamente, dei comuni mortali), sanno pre/vedere gli abissi che si spalancano. Sono queste amare verità che permettono a chi le scopre di formarsi una coscienza culturalmente e politicamente più avanzate rispetto a tutti gli altri. Fanno parte di queste grandi intuizioni avanzate le parole d’ordine lanciate, per esempio, dai fondatori dei Girotondi. Sono intuizioni avanzate e formule di successo quella del “berlusconismo senza Berlusconi” lanciata da Paolo Flores d’Arcais, come la quasi profezia di Nanni Moretti a Piazza Navona quando con la sua sensibilità d’artista rese più chiaro a noi tutti che “Con questi non vinceremo mai”. Qualcuno ha fatto dell’ironia consigliando a Moretti di tornare al cinema. Egli lo ha fatto e sembrava esser stato smentito dalla vittoria di un anno fa. Invece ora possiamo dire che egli aveva visto giusto. Quella fu una vittoria di Pirro con soli 24.000 voti dovuti a piccolissime sigle, la nostra compresa, che non hanno avuto neppure un grazie da Prodi. Possiamo dire e nessuno potrebbe sognarsi di smentirlo che sarebbe bastata la mancanza della Liga Veneta e dell’NPA per far rivincere Berlusconi e guardate, cari compagni della Direzione, che Nanni aveva ragione anche in senso letterale; al Senato il centrodestra ha preso 250.000 voti di più dell’Unione. Ma il significato sottinteso nelle parole di Nanni Moretti può essere meglio spiegato da noi adesso, ad un anno dalla quasi vittoria dell’aprile 2006.
Dicevo poc’anzi che questo ceto politico, a cominciare da quello del centrosinistra (per quello di centrodestra il problema si pone molto meno anche perché i suoi elettori sembrano abbastanza soddisfatti dei loro rappresentanti, al contrario di quelli di centrosinistra), non vuole e non può cambiare. E adesso vi dico un’altra amara verità; il ceto politico di centrosinistra senza troppe distinzioni preferirebbe lasciare il potere alla destra per sempre piuttosto che lasciare il posto a forze nuove e a facce nuove emergenti all’interno del centrosinistra. E poi, l’oligarchia unionista non è tanto diversa dalla nomenklatura polista. La base sociale della Margherita è molto più simile per interessi e per cultura a quella di Forza Italia piuttosto che a quella dei ds o di Rifondazione Comunista. Prendete la concezione della giustizia di Boselli, riaffermata finanche nel congresso rinnovatore tenuto qui a Fiuggi domenica scorsa; è pressoché la stessa di Forza Italia. Per non dire della comunanza sull’etica sessuale tra Margherita e FI, AN, Lega e UDC. Quindi, il bipolarismo è spesso uno specchietto per le allodole che non ci fa cogliere la verità.
Vi svelo ancora un’altra verità che vi sorprenderà molto perché rivelatavi da un antiberlusconiano viscerale come il sottoscritto; Berlusconi è colpevole di mille cose vergognose accadute negli ultimi dieci anni in questo Paese, ma non è in fondo neppure il responsabile principale dello stato agonizzante di questo Paese. Intanto è il figlioccio politico del CAF e di esponenti del CAF di cui il centrosinistra è altrettanto pieno del centrodestra. Ho come l’impressione che l’Italia stia entrando nell’ultimo atto di un Finale di Partita beckettiano. Ecco perché dico che, in fondo, anche se lo disistimiamo infinitamente, non è esattamente Berlusconi il maggior colpevole dei drammi dell’Italia. Dico che non lo è per una semplice ragione; la Seconda Repubblica non è mai esistita, se non come appendice mascherata della Prima. Berlusconi non è il maggior colpevole del disastro italiano semplicemente perché egli ha scritto con Prodi solo il terzo atto della piéce drammatica. Il primo ed il secondo l’hanno scritto altri. Come in un trilling di Hichcock il vero killer viene rivelato solo quando la massa degli spettatori ha già cambiato canale convinta dopo 88 minuti di film di averlo finalmente trovato. Il vero assassino della democrazia italiana non è quindi quello che tutti credevamo di aver trovato, non è, anche se certamente ha commesso tante cose disgustose, Berlusconi. Il Caimano non ha recitato sul palco né all’inizio del dramma, né nel secondo atto. Il vero assassino si fa scudo furbamente di lui, cerca di nascondere le tracce dei suoi delitti dietro il capro espiatorio di Arcore che certo non è uno stinco di santo e che fa di tutto per accreditarsi in quel ruolo. Il vero assassino ha inaugurato la sua carriera già con un delitto di alto tradimento degli ideali, un delitto ideologico che oggi suona remoto e di cui si è persa nozione e cognizione; ha assassinato politicamente Abele, il buono, ed ha operato un falso all’origine. Così quella che avrebbe dovuto essere la Repubblica della Resistenza, nata dal sacrificio dei partigiani, la Repubblica della libertà e della democrazia, in pochissimo tempo si è tramutata, senza che qualcuno abbia ad essa cambiato la sua ragione sociale, in tutt’altra cosa; ha messo da parte Parri (alcuni storici dicono con una sorta di golpe bianco contro il suo governo che fu il primo dell’Italia liberata) e gli azionisti nonché tutti coloro che avevano liberato col loro sacrificio di sangue l’Italia; ha riabilitato l’apparato burocratico dello Stato fascista e li ha reintegrato nei principali ruoli dell’apparato statale del nuovo Stato repubblicano ed antifascista (magistrati, poliziotti, prefetti, alti burocrati eccetera); ha stretto un (segreto?) Patto di non-belligeranza con i mafiosi, se non peggio addirittura, ed ha scacciato, con Scelba, i contadini dalle terre che le avevano occupate, ha assalito i dimostranti che manifestavano a Genova contro il governo Tambroni, ha trasformato mezza Italia, per non dire tutta l’Italia, in un groviglio inestricabile di clientele che ha fatto incancrenire, già da decenni, il tessuto sociale di intere regioni, ha avuto un ruolo oscuro, ma certamente inquietante nella strategia della tensione nel corso della quale inermi cittadini hanno perso la vita, ha fatto esplodere il debito dello Stato di cui paghiamo e pagheremo sulla nostra pelle di cittadini le conseguenze per decenni, ha corrotto, sprecato, rubato prima di finire sotto i colpi di Mani Pulite. Il vero assassino della democrazia italiana è stata la Democrazia Cristiana. Non dimentichiamo che la Repubblica di Parri e dei nostri padri azionisti è stata pugnalata alle spalle dalla Democrazia Cristiana. Anche il comunista Togliatti, quello che chiamava il nostro Parri, Fessuccio, dette almeno all’inizio della rappresentazione il suo sciagurato contributo. La Repubblica nata dalla Resistenza, dal sacrificio dei partigiani comandati dal nostro Parri, primo Presidente del Consiglio dell’Italia liberata, fu travolta subito dalla restaurazione democristiana. La Ia Repubblica appena iniziata con i pochi mesi di governo Parri fu, una volta isolati gli azionisti (che poi si sciolsero), soffocata subito nella culla ed al posto suo se ne spacciò come autentica un’altra che portava il suo stesso nome, ma che era il suo opposto, proprio come accade in quei feulleitton in cui ci sono due bambini gemelli di cui uno è buono e l’altro è perfido e lo si vede sin dalla tenera età. Il buono è il legittimo principe ereditario, ma, come avviene nelle migliori narrazioni di cappa e spada, una notte qualcuno rapisce il gemello buono e la mattina annuncia ai sudditi affranti che è stato rapito l’altro, quello cattivo. In realtà, è sparito il buono, così quello cattivo che si spaccia per buono cresce e diventa principe ed il regno, da fiabesco ed incantato, si trasforma in Sodoma e Gomorra o meglio in Sodoma e Camorra, come l’Italia di oggi. Questo è successo 60 anni fa in Italia ad opera della DC (con l’ausilio delle solite forze che si nascondono sempre e che in realtà sono ormai notissime) che ha creato una prima repubblica parallela, uno stato parallelo ed un regime occulto e sprofondato nell’illegalità sostanziale. Questa è la verità e questa è la nostra interpretazione della storia di questi 60 anni repubblicani, dopo lo scioglimento del Partito d’Azione nel 1947. L’atto di nascita della Prima Repubblica degli impostori è stato scritto col sangue della povera gente, donne e bambini compresi, il primo di maggio di 60 anni fa. Il suo nome è; strage di Portella della Ginestra. L’epoca del dominio dc della Prima Repubblica, che resterà incontrastato fino a Mani Pulite, si apre con una strage. I veri retroscena di quella lontana e dimenticata strage sono stati messi in luce da poche settimane, a distanza di tanti anni, da uno storico siciliano, Giuseppe Casarrubea. Consiglio a tutti la lettura del libro “Storia segreta della Sicilia”. E torniamo all’oggi, al finale di una lunga partita giocata da un potere corrotto che per sessant’anni, tappa dopo tappa, ha sfibrato e devastato il nostro Paese riducendolo a pezzi, trasformandolo in un Paese fallito così come è un paese sostanzialmente fallito l’Italia di oggi. Che cos’è veramente il Partito Democratico tanto voluto da Prodi? Si possono dare diverse interpretazioni, ma è fuor di dubbio che esso è il tentativo di tornare alla Democrazia Cristiana senza farlo capire al popolo bue. E’ il tentativo di mascherare un fallimento ed una condanna della storia; la condanna della Democrazia Cristiana, sopravvissuta trasformisticamente fino ad oggi; Popolari, Margherita ed oggi Partito Democratico, Con la nascita del PD l’assassino è convinto di riuscire a cancellare del tutto le sue tracce. Ma attenzione. Se fosse solo questo il PD non sarebbe possibile. Esso viene incontro ad un’esigenza analoga da parte di chi in Italia ha difeso (forse) i lavoratori, ma in altri Paesi del mondo li ha oppressi fino alla repressione nel sangue dei carri armati. Il PD è il lavacro definitivo anche di quelle mani sporche. Le mani sporche, attenzione, non dei comunisti italiani, ma del comunismo internazionale. C’è una differenza tra DC e PCI, ma il continuo depistaggio di sigle (PCI, poi PDS, poi DS, infine PD) conviene obiettivamente pure a loro che hanno fallito per altri motivi, ma hanno fallito pesantemente pure loro ed ovviamente vogliono cancellare del tutto le tracce di quel pesante fallimento storico. Anche loro credono di stare definitivamente tranquilli col PD.
Adesso bisogna fare attenzione a questi del PD. Non sono più la stessa cosa di quando erano Margherita e Ds.
Il PD dovrebbe essere un aborto, ma siccome l’aborto anche in nome dei principi di Madre Chiesa, sponsor occulto dell’operazione, non lo si vuol fare, quel che nasce rischia di trasformarsi in un piccolo mostro, che rinnega solidarietà unioniste ed antiberlusconiane tuttora in auge, un piccolo mostro senza cuore, antropofago.
IL SUO SCOPO PRINCIPALE È DIVORARE I SUOI ALLEATI PICCOLI, TUTTI COLORO CHE POSSONO DARGLI FASTIDIO DA VICINO. SA DI ESSERE IL FRUTTO DI UN INCROCIO MOSTRUOSO E SA DI NON POTER QUINDI FAR PRIGIONIERI TRA I SUOI VICINI CHE SONO I SUOI VERI POTENZIALI NEMICI. I NIPOTI DEL COMPROMESSO STORICO SI INVENTANO QUINDI DISCUSSIONI BIZANTINE SUL SESSO DEGLI ANGELI ALIAS LEGGE ELETTORALE E RIFORME COSTITUZIONALI PER TENTARE QUASI DISPERATAMENTE DI TIRARLA PER LE LUNGHE SENZA FAR NIENTE DI BUONO PER I SUDDITI PERCHÉ SANNO DI NON POTER FAR NIENTE DI BUONO. NON SOLO USANO LE CHIACCHIERE DELLA ‘LORO’ LEGGE ELETTORALE E DELLA ‘LORO’ RIFORMA COSTITUZIONALE PER ALLUNGARSI LA VITA, MA LE STANNO COMINCIANDO A CONCEPIRE COME ARMI LETALI PER POTER ELIMINARE OGNI FUTURO E POTENZIALE PERICOLO DI CONCORRENZA.
Mentre a destra si stava per sperimentare la nascita di un regimetto reazionario-autoritario, nel centrosinistra ci sono adesso i dottor Stranamore del PD che hanno voglia di testare un regime super-oligarchico; pochissimi personaggi alla testa di pochissimi partiti che vogliono dominare tutto. Se gli va bene dobbiamo prepararci a combattere una lotta per la democrazia non meno cruenta, di quella occorsa per fermare Berlusconi. Di là, come ho detto, un regimetto reazionario-autoritario abbastanza ruspante e arcitalianuzzo (pensate al Berlusconi che con il fido menestrello Apicella canta le canzoni napoletane per gli statisti suoi ospiti), dall’altro, un regime oligarchico-conservatore, meno ruspante e molto legato ai poteri forti italiani ed internazionali. Eliminare il dissenso democratico non solo degli outsiders, ma anche degli alleati minori dell’Unione è un progetto più inquietante e pericoloso per la democrazia di quanto possa sembrare, addirittura può diventare più pericoloso e mistificatore dello stesso progetto autoritario (qualcuno lo ha definito neopiduista) di Berlusconi. Ieri Berlusconi voleva cambiare la Costituzione e il centrosinistra si opponeva. C’è stato un referendum ed il tentativo delle destre è stato sconfitto. Oggi a cambiare la Costituzione è il centrosinistra ma soprattutto i dottor Stranamore del PD al punto che ci vediamo addirittura costretti a dire che è più accettabile la posizione del centrodestra sia sulla riforma elettorale che sulla Costituzione. Dobbiamo opporci tutti, azionisti e non, anche a questo tentativo antidemocratico del PD di soffocare ‘democraticamente’ il dissenso democratico. Compromesso storico (vedi PD) e soffocamento del dissenso potenziale a sinistra. Sembra la replica del cliché del ’77 di cui, manco a farlo apposta, ricorre proprio quest’anno il trentennale. Ritorna analogamente di attualità la nostra lotta per la democrazia integrale che è la ripresa della ‘rivoluzione democratica’ del vecchio PdA di cui ricorre, sempre quest’anno, il sessantennale dello scioglimento. In questa battaglia non faremo sconti al PD rispetto alla lotta fatta contro Berlusconi. In ogni caso, il PD apre un terremoto nel governo e nel centrosinistra, mentre fuori della cittadella politica la delusione degli elettori, la stanchezza degli italiani e la pesantezza del vivere travolgono gli argini.

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